È un vero concept album in salsa Black metal quello dei francesi Alkhemia, già apprezzati con il precedente “Abraxas”. La violenza del genere viene di fatto utilizzata per rendere visibile l’orrore di un distopico mondo orwelliano che esclude e perseguita le persone ai margini, i dissidenti, coloro che non si piegano a leggi che ritengono ingiuste. Qualche riferimento al mondo attuale pare inevitabile, ma quel che ci interessa è come questo black metal che a tratti sfocia in momenti di diversa intensità e sonorità, riesca a rendere la paura, la disperazione, il senso di soffocamento di un mondo opprimente. Risultato a mio giudizio ampiamente raggiunto con una serie di pezzi originali, ragionati a dispetto della furia apparentemente cieca che li caratterizza, quasi  pittorici nel mostrare il disagio che vogliono esprimere. Come dicono loro stessi, “HÄXEN” è sia violento che malinconico, sia veloce che melodico, in costante tensione fra la rabbia e la lucidità. E’ un “pianto di rivolta per i solitari, una marcia sonora per i ribelli e le persone libere. E’ interessante notare che mentre gli album concettuali, se non vogliamo proprio parlare di concept album descrittivi di una storia come accadeva negli anni ‘70, siano praticamente scomparsi dal rock e dal pop e costituiscano invece spesso l’ossatura dei lavori di metal più estremo. Quasi che tutta questa intensità e foga vada incanalata in un ragionamento o in qualcosa di almeno parzialmente descrittivo del disagio che queste note, queste urla, queste doppie casse massacrate, cercano di esprimere. Dal punto di vista strettamente tecnico musicale trovo questi francesi di Lille veramente capaci, abili nel fare loro la lezione di grandi band del genere. Apprezzo tantissimo quel suono di chitarra praticamente continuo, non riff ma urla lancinanti lanciate con lo strumento; trovo giustamente bilanciato in favore degli strumenti, l’equilibrio fra le voci in growl o quelle che declamano e la parte suonata; sento nello stomaco e nelle viscere il battito continuo della batteria, più potente nella cassa che guida, che nel rullante che accompagna. Ascoltate il suono malato di “Excressence”, veloce e strisciante come un virus malevolo; e poi tirate per un attimo il fiato con l’intro di “Hissing Ratz”, un attimo di respiro prima di lanciarsi a perdifiato in un nuovo precipizio sonoro. Gli Alkhemia riescono nell’impresa che altri hanno centrato solo parzialmente, quella di arricchire la loro proposta Black con elementi di diversa natura che ne valorizzano il contenuto senza snaturare il risultato. Sudato e contento, vi consiglio “HÄXEN” senza remore.