E se l’inferno non fosse come ce l’hanno descritto da almeno due millenni e Caino, prototipo del peccatore, ci guidasse in un viaggio che funge da rivelazione? Vero è che chi ascolta rock dovrebbe essere di per sé un ribelle, una persona con testa pensante che rifiuta a prescindere ogni tipo di strumentalizzazione per abbracciare una propria verità. Quello dei rocker alessandrini Woda Woda è un inferno diverso da quello imposto fino ad oggi, reinterpretato come luogo di verità, dove bene e male esistono equilibri sottili e tutto è messo in discussione. Caino ci prende per mano e ci accompagna in questi nuovi inferi, descritti in otto brani più intro. La band formata da Max “Lucifer” Montecucco al microfono, Alessio “Samael” Lanza alla chitarra ritmica, Ansel “Asmodeus” D’Angelo al basso, Enrico “Behemoth” Masini alla chitarra solista e Andrea “Leviathan” Mazza alle pelli, supportati da Tiziano Spigno nel brano “Lady Mazikeen” alle backing vocals (Extrema, Opera Nera), in poco più di mezz’ora distrugge antico e nuovo testamento a colpi di hard & heavy cantato in lingua madre (a parte il singolo “Lady Mazikeen”), che difficilmente uscirà dai vostri supporti audio prima che “Serial Killer”, “La Chiave Del Caos”, “Asfalto” o la stupenda “Vola La Mia Prua” non vi abbiano catturato e convinto che un altro Inferno esiste. Hard Rock, Heavy Metal old style, un tocco di irruenza punk e il gioco è fatto, gli Woda Woda conquistano dopo pochi ascolti, pregni di genuina potenza e attitudine, bravissimi nel coniugare lingua italiana e hard & heavy (cosa per niente scontata), tanto da realizzare un concept album ispiratissimo. Non ci si annoia un attimo, grazie alla durata contenuta dei brani che partono a mille e finiscono alla stessa velocità e un approccio alla materia che non lascia dubbi sul valore di band e album. Musicalmente, come già scritto, troverete tra i solchi di “Asmodeus”, “Lucifer” e “Veleno” (altre perle di “L’Ultimo Testamento”) quel sound che fece tremare il mondo tanti anni fa, con un tocco moderno e stonerizzato che lo rende protagonista anche nel nuovo millennio. Complimenti.
