Con orgoglio possiamo dire che ve ne abbiamo parlato in termini entusiasti in anteprima (leggi qui la recensione del concerto, nda), dopo averli visti in concerto a Roma lo scorso novembre. Ed infatti ai londinesi The Molotovs sono bastati pochi mesi, alcuni singoli ed un atteggiamento da rockstar nate, per conquistare la scena. Sul palco sono una forza della natura, e su disco riescono a trascinare un senso primitivo di euforia, di voglia di libertà, riportando il rock all’essenza, in un girotondo di riff immediati, melodie vocali cantate con spirito punk, che ti martellano in testa sin dal primo ascolto. Sono un trio, ma il batterista è un ospite, il resto è affidato alla chitarra e al canto di Mathew Cartlidge e alla sorella bassista Issey. Sono giovani, sono fighi, sono glamour, sono cool, scrivono pezzi brevi come non si ascoltavano da anni, ci trovi The Jam, Sex Pistols, Yeah Yeah Yeahs, The Kooks, The Strokes e tutto quello che è rock’n’roll da tre minuti, ma alla loro maniera. Ed è la maniera che funziona. Inutile cercare spiegazioni, non serve perdere tempo, dovete solo ascoltare il disco, non c’è un solo pezzo riempitivo, in 35 minuti hanno rovesciato il mondo del rock. I miei pezzi preferiti? Dura decidere, ma ne scelgo tre: “Popstar”, “Today’s Gonna Be Our Day” e “More More More”, ma volendo anche “Come On Now”, va bene mi fermo! Chiacchierati, pompati, amati da tutta la critica europea che vede in loro la nuova energia per trascinare il rock inglese in cima al mondo. Lo ammetto mi fa rabbia stare dalla parte dei vincenti, ma… Disco semplice, diretto come un pugno in faccia dato a chi lo merita. Stupendo!


XX