Jackson Taylor è oggi uno dei più accreditati musicisti per quanto riguarda l’Outlaw Country, sottogenere che riesce sempre a mantenere le promesse di un country energico, pregno di tradizione, ma anche di un’attitudine rock che lo pone come uno dei modi più piacevoli per ascoltare rock americano, soprattutto per chi il genere lo ascolta a piccole dosi. Il musicista texano dal 2009, anno di pubblicazione del suo primo album “Ace’s N Eights”, ha mantenuto una costanza invidiabile (almeno fino al 2016) raggiungendo la doppia cifra di uscite sempre di ottima qualità.

Non lo hanno fermato neppure i vari problemi di tossicodipendenza e alcolismo, oltre che un caratteraccio che lo ha allontanato dai locali della frontiera, prima di tornare in sella e negli ultimi tempi dare alle stampe il precedente “In Memphis”, uscito un paio di anni fa, e oggi “Red Lights”, album che ci consegna un musicista in forma smagliante.

In passato sul palco con Lynyrd Skynyrd, The Black Crowes, Willie Nelson e Billy Joe Shaver, Taylor dà alle stampe un album ispirato che fin da “Pretty Enough” è un susseguirsi di bellissimi brani dove chitarra e violino danzano insieme ad un’armonica che fa il bello e cattivo tempo su “Long Way To The Bottom”, mentre “Whiskey In The Mornin’” è la classica ballata perfettamente in grado di portarci tra le strade polverose del Texas.

Forte di una discografia importante, Taylor non teme di confrontarsi con il suo passato, regalando emozioni con il singolo “Curtain Call” e la title track altro pezzo da novanta di questo nuovo album.

“Red Lights” è quindi la conferma di un nuovo inizio per il musicista texano, oggi più che mai pronto per dire la sua in questo nuovo anno.