C’è fermento davanti alla chiesa. La gente entra in maniera ordinata, sussurrando parole come se fossero preghiere. Ognuno, entrando, si ferma per un momento di fronte a un ragazzo seduto dietro a un tavolino, impegnato a stampigliare le mani con un timbro. È una scena che potrebbe appartenere a una normale domenica mattina (timbro a parte, s’intende). Invece è giovedì sera e il pubblico non è esattamente quello che trovi in chiesa la domenica. Magliette nere, acconciature strane, sacchetti con vinile in mano. Entrando, la scena si fa ancora più surreale. Al posto dell’altare vi è un bancone con strani macchinari, cavi e amplificatori. Sul muro dell’abside, un crocifisso (non capovolto, per una volta) testimonia che siamo pur sempre nella casa del Signore. A un certo punto, le luci si spengono e resta solo un faro puntato sul bancone dove appare Mai Mai Mai. Sotto questo alias si cela Toni Cutrone, musicista e “agitatore culturale” romano autore di avantgarde elettronica che riprende elementi del folclore mediterraneo e meridionale per mescolarlo con elementi di musica industrial e techno. La scena è inquietante. Cutrone appare nascosto da un telo. Dalla sua figura partono ombre lunghe che ben si sposano alle atmosfere esoteriche e pagane della sua musica. Bassi pulsanti, rumori sinistri, note ripetute ostinatamente, ritmiche ataviche. Il tutto suonato di fronte a un pubblico silenzioso e mentre sullo sfondo scorrono immagini di figure più simili a ombre che non è facile identificare. Prevosto dell’occulto, Cutrone investe con i suoi suoni un pubblico raccolto in un religioso silenzio. Al termine dei suoi 40 minuti non stop, è la volta di Igor Cavalera. Ed è veramente strano vedere l’ex batterista dei Sepultura alla console a maneggiare strani aggeggi invece di battere le pelli di una batteria. Ma questo è il personaggio: Igor Cavalera è sempre stato un artista poliedrico. Batterista ma anche DJ, disegnatore, kickboxer. Ricordo che quando lo intervistai quasi trent’anni fa, lasciò un bellissimo disegno sulla carta della tovaglia su cui stava mangiando la sua cena. La sua musica elettronica è un po’ meno estrema di quella di Mai Mai Mai e fonde avantgarde con elementi etnici e tribali della musica brasiliana. I pezzi si susseguono senza soluzione di continuità mentre la Chiesa è ormai pieno in ogni ordine di posto (sarà un nuovo modo per ripopolare i luoghi di culto?). La luce della lampada mostra un Igor assorto in se stesso che continua a produrre sonorità elettroniche d’avanguardia. Lo si vede spingere cursori, girare leve, percuotere piattaforme sonore per poi bere qualche sorso d’acqua e riprendere il giro. Le ombre lunghe lo fanno sembrare a volte un sacerdote senza paramenti, un predicatore senza Bibbia. Qualche ritmo incalzante affiora qua e là e porta agli ultimi minuti del concerto, quando Igor si siede alla batteria e accompagna gli ultimi accordi dilatati con ritmiche che ricordano i Sepultura più etnici. La musica elettronica di Igor Cavalera non è per tutti e neppure per molti. Va sezionata, esaminata, capita, astraendosi da qualsiasi cosa abbia fatto in passato l’artista brasiliano. E non è detto che finisca per piacervi. È però una sfida che conviene raccogliere: magari la potreste vincere.
