Chi ama il rock americano ha almeno una volta immaginato di essere seduto in un saloon su qualche route sperduta nella frontiera, dove la gola secca di polvere e arsa dal sole trova sollievo solo con del buon whiskey. E qui entrano in gioco Emir & His Band, trio di cowboy nostrani che, con talento e una passione infinita per tutto ciò che proviene dalla tradizione statunitense, ci disegnano musicalmente il mondo del rock di matrice roots, honky tonk, country/western e boogie’n’roll. Con due album pubblicati (il primo “Walk Like A Man” registrato nel 2022 e il secondo con il moniker Emir & His Band, intitolato “Electric Honky Tonk” e licenziato nel 2023) la reputazione del gruppo nella scena roots nazionale e internazionale si allarga dopo l’uscita del nuovo “Live!”, album registrato, appunto, dal vivo durate il tour estivo dello scorso anno. Profondamente legato alla cultura americana e alla città di Nashville, il sound del gruppo viene sviluppato in questa raccolta di canzoni dove brani originali e cover si muovono all’unisono verso l’assolata frontiera, confermando il trio come uno dei massimi esponenti del genere nel nostro paese e non solo. La band composta, oltre che da Emir Trerè, da Luca Pasotti al basso e voce e Manuel Cucaro alla batteria e voce, si prende la responsabilità di  trasportarci per una cinquantina di minuti scarsi in giro per le strade del Tennessee, così come nella metà del vecchio millennio tra brani originali e cover selezionate tra cui il classico di Willie Nelson “I Couldn’t Believe It Was True”, “Little Ole Wine Drinker Me” di Merle Haggard o “For A Fistful Of Dollars” ,tema musicale del grande Ennio Morricone. I brani originali si fondono alla perfezione con i tributi, così che una “Make Me Fall In Love” o l’ormai classica “Honky Tonk Fever” sono perle firmate da Trerè che non sfigurano tra i monumenti al genere dei leggendari nomi che il gruppo tributa. Un album imperdibile per gli appassionati di queste sonorità, che si ritroveranno al cospetto di musicisti che nulla hanno da invidiare ai loro colleghi aldilà dell’Atlantico.