Tantric Love Charmers “Tantric Love Charmers” (autoproduzione, 2025)

Interessante ed originale debutto per i Tantric Love Charmers, duo che poggia sulla voce di Stefano Diamanti (anche con i progster Amanti di nefasto) e sulle chitarre acustiche e molto altro dell’esperto Moreno Viglione, musicista di lunga esperienza. Naturalmente sono le atmosfere acustiche a farla da padrone, tra i Led Zeppelin di “III”, le atmosfere bucoliche dei Tyrannosaurus Rex di Marc Bolan, prima che diventassero elettrici a nome T.Rex, certi Pink Floyd psichedelici. Ma è impossibile non citare le atmosfere folk di Neil Young, vista la somiglianza tra la timbrica di Stefano e quella del “The loner” Neil. Non mancano tratteggi di musica brasiliana, ispanica e blues africano, con il tutto che convoglia in un piacevole viaggio di otto brani, per un concept che racconta l’amore impossibile tra un uomo non consapevole di essere morto ed una donna nel fiore della vita. Una storia molto blues, che i brani “Lady In The Rainbows”, “Palabra Májica”, “A Simple Song”, raccontano con delicatezza e sensibilità. Un plauso a parte per “In The Next Life”, dove la voce dell’ospite Gianna Chilla’ si fonde con quella di Stefano, per creare bellissime suggestioni. Un album ben curato, originale e ricco di emozione. Per contatti: Su Facebook cerca: Tantric Love Charmers. (Gianni Della Cioppa)

ILAMB “New Frontiers” (autoproduzione, 2025)TTorniamo a parlare del duo de ILAMB in occasione dell’uscita del loro terzo album “New Frontiers”. Giova riprendere quanto scrissi già in passato, per raccontare ciò che ha preceduto “New Frontiers”, considerato che si tratta di gruppo dall’underground siciliano e pertanto “repetita iuvant”. Il primo lavoro “Trip To Heaven” è datato 2016 e racchiude in sé richiami ad ambiti sonori quali il lato più nobile del pop nonché il progressivo inglese anni ’70, sicuramente quello più morbido e gentile di gruppi come Gentle Giant, Genesis o Camel senza alcuna pretesa di sperimentalismo o fusione jazzistica propria della scuola di Canterbury. Nel 2019 il secondo album, “L’altra metà di me” che rispetto a “Trip To Heaven” presenta una serie di brani con testi in italiano. Come ebbi modo di scrivere per semplificare e dare un’idea del gruppo potremmo immaginare che i loro album potrebbero essere quell’ “Endless River” che i Pink Floyd avrebbe potuto e dovuto pubblicare post “The Division Bell”. Confermo quanto già espresso in precedenza, perché merita attenzione, ovvero che “la chitarra di Davide si conferma di straordinaria emotività, un giovane e promettente Gilmour, sempre circondato da ariosi (ma mai barocchi) arrangiamenti a cura del padre, che si cimenta al canto, non un virtuoso ma scevro da toni declamatori o cadute di tono”. Rispetto ai precedenti due lavori è presente una maggiore eterogeneità negli arrangiamenti e nei riferimenti musicali, dove si palesa il nobile riferimento ad un personaggio come Steven Wilson e a certo progressive a tinte più hard. Disponibili su tutte le piattaforme di streaming più note , consiglio in ogni caso l’acquisto dei cd, dove si fa notare ed apprezzare il libretto che nella prima pagina riporta un mirabile estratto che funge da manifesto delle sensazioni e delle intenzioni della musica proposta in questo “New Frontiers” e che ripropongo integralmente: “New Frontiers” è un viaggio attraverso la complessità dell’epoca moderna, dove l’apparenza ha spesso sostituito l’essenza e le connessioni autentiche sono diventate rare. Ogni canzone una tappa, una riflessione su ciò che perdiamo quando ci adattiamo a un mondo che ci chiede di essere altro rispetto a ciò che siamo. Ma anche una storia di risveglio e di speranza: la ricerca di un nuovo orizzonte, più vicino alla nostra vera natura, ai nostri sogni, e alle relazioni che danno significato al nostro vivere. In queste note e parole si intrecciano malinconia e rabbia, ma anche luce e determinazione. Perché, alla fine, le nuove frontiere non sono un luogo da trovare, ma un percorso da intraprendere dentro di noi”. Per contatti: [email protected] (Corrado Frasca)

Highschool “Highschool” (Pias, 2025)

L’incipit della traccia d’apertura scalda sin da subito i cuori, ricordando in maniera sin troppo evidente un classico immortale quale “Shine on” degli House of Love;  la solidità del songwriter di questi a me prima sconosciuti Highschool appare indiscutibile, apparendo fascinosa ed intrigante la contrapposizione tra sfrontatezza dell’approccio e oscuro tomento delle trame sonore. Gruppo australiano al suo debutto sulla lunga distanza, dopo alcuni ep, che si staglia come buona novella di questo 2025 e che a fine anno si guadagna un posto nel mio personale top 10 annuale. Ci si muove tra memorie dark wave, un ennesimo, ma efficace, riadattamento del mai domo post punk e spezie newyorkesi per gli orfani dei migliori Strokes e la qualità regge per tutta la durata dell’album, auto dichiarandosi promessa già mantenuta. Ascolta “149” e dicci la tua. Voto 8 (Corrado Frasca)

Anna von Hausswolff “Iconoclasts” (Year0001, 2025)

Il coraggio di questa cantante, pianista e compositrice svedese non può essere tascurato. La sua ricerca sonora non si ferma alla forma canzone, esplora foreste sonore ampie, tra krautrock, folk apocalittico, elettronica, ambient e doom catacombale, con una ricerca sulla voce che ricorda Diamanda Galas, con il medesimo spirito innovativo e coraggioso, ma senza l’alone di dannazione che avvolge la cantante di origine greca. “Iconoclasts” è il sesto album della Hausswolff e non possiamo che rimanere ancora uan volta sbalorditi, rapiti e felici di quanto la musica possa offrire nuove soluzioni, se c’è la volontà di approfondire. Attenzione Anna non perde mai la componente melodica, anche quando osa ritmiche avvolgenti industriali o quando un suono si ripete ossessivo, perché tra il puzzle di suoni c’è sempre un incastro armonico che regala bellezza, perfino se alcune volte sembra di perdersi tra le tenebre. Swans, Sigur Rós, Björk, Sunn O))), Mono, in questo impiastro di influenze, l’artista svedese firma un album meraviglioso, destinato a governare le mie classifiche di fine anno. Ascolta “Stardust” e dicci cosa ne pensi. (Gianni Della Cioppa)