All’interno di queste pagine abbiamo sottolineato più volte come la Scandinavia costituisca una fucina inesauribile di band rock, dal metal al prog, dal dark alla psichedelia,… e che più ne ha più ne metta. Anche l’Islanda, nonostante le sue piccole dimensioni e il numero limitato di abitanti, non fa eccezione, andandone a costituire una filiale di tutto rispetto con nomi importanti e di alto livello: Björk, Sigur Rós, Sólstafir, Katla, Isafjørd,…
Tra questi va annoverato anche The Vintage Caravan, trio proveniente da Álftanes, il cui embrione risale al 2006 per opera di Óskar Logi Ágústsson (chitarra e voce) e Guðjón Reynisson (batteria), all’epoca sedicenni e compagni di scuola. Tre anni dopo le cose cominciano a concretizzarsi e viene autoprodotto il loro primo album omonimo, edito solo in cd e molto difficile da reperire. Il 2012 è un anno importante poiché vede l’ingresso al basso di Alexander Örn Númason e la firma del primo contratto discografico con la Sena, etichetta locale per la quale viene edito in cd “Voyage”. Le qualità della band vengono notate dall’importante label tedesca Nuclear Blast che la scrittura e provvede all’immediata ristampa in cd e vinile dell’album uscito da poco, al fine di garantirne una distribuzione più capillare. Nel 2015 Stefán Ari Stefánsson sostituisce Guðjón Reynisson alla batteria e con la nuova formazione viene registrato e pubblicato il nuovo “Arrival”, cui segue, nel 2018, “Getaways”. Come si evince dal nome, il suono della band trae la sua linfa dagli anni ‘70, con una solida base hard rock che sovente sfocia verso il progressive o la psichedelia, cui però viene attribuito un taglio moderno, senza contare una capacità compositiva di prim’ordine che consente alle canzoni di arrivare con grande naturalezza. Questa crescita consente loro di approdare alla Napalm Death che contribuisce ad aumentarne ulteriormente la visibilità e per la quale, nel 2021, viene prodotto il bellissimo “Monuments”, al quale, due anni dopo, fa seguito il live “The Monuments Tour”.
Il 2025 è l’anno del sesto album in studio, “Portals”, un viaggio musicale che passa attraverso cinque porte, ognuna delle quali permette di intravedere paesaggi nuovi ed è rappresentata da brevissimi incisi strumentali posti nel corso del lavoro tra i vari brani. L’inizio di “Philosopher” è all’insegna di un hard rock che pompa divinamente, prima di indirizzarsi verso lidi psichedelici e di offrire un refrain di grande levatura, esibendo anche un ospite illustre: Mikael Åkerfeldt, voce dei grandi Opeth. Ancora rock duro travolgente con “Days go by”, in tipico spirito settantiano, dove si sente un’essenza americana alla Grand Funk e Bloodrock per l’impatto della sei corde e i cori. Seppur con un leggerissimo calo del voltaggio, “Here you come again” garantisce ugualmente massicce dosi di energia, confermando la costante ricerca della melodia sia nelle parti vocali sia in quelle chitarristiche che sono tanto arrembanti quanto efficaci. “Current” è una ballad, mai banale e capace di emozionare, costruita in costante crescendo e culminante con un’esplosione hard prima di acquietarsi nuovamente verso il finale. Il bluesaccio ultra vitaminico di “Give and take” tende a decomprimersi e va a cercare spazi che riempie con una solista eccellente e una parte corale che rasenta il soul. “Crossroads” intraprende una strada inversa rispetto a quella di “Current”, torrenziale all’inizio per poi vertere verso atmosfere più delicate ad alto contenuto lisergico, dove le linee vocali e gli assoli sanno dare emozioni. Sono varie le anime che caratterizzano la stupenda “Alone”, quella hard rock con riff pesanti, quella soul e quella corale con un refrain memorabile, il tutto condito anche da afflati psych. “Freedom” è una cavalcata con una chitarra selvaggia e debordante che ricorda gli Armageddon, mentre dal punto di vista vocale è meno enfatica e immediata dei brani precedenti. Anche “Riot” è un pezzo d’impatto, dotato di una dinamicità che, fedele al titolo, rimanda proprio ai Riot dei primi tre album con Guy Speranza, esprimendo un heavy che trae le sue origini dalla fine dei seventies. La prima parte di “Electrified” opta per atmosfere rilassate e lisergiche per poi aumentare considerevolmente i decibel nella seconda, dove ancora le scorribande chitarristiche danno il meglio di sé. È il momento di una ballad acustica, “My aurora”, corredata anche da inserti di flauto, che va ad anticipare il finale costituito da “This road”, altro pezzo heavy che non ha solo reminiscenze vintage, ma profuma anche di NWOBHM.
“Portals” conferma le qualità de The Vintage Caravan, già espresse con la discografia precedente, regalando un album ricco di ottime canzoni e andando a rappresentare al meglio il rock islandese nel mondo.

Formazione:
Óskar Logi Ágústsson – voce, chitarre elettriche e acustiche e flauto
Alexander Örn Númason – basso, cori, synth e Farfisa
Stefán Ari Stefánsson – batteria, cori e percussioni
Ospiti:
Mikael Åkerfeldt – voce su 1
Eybór Ingi Gunnlaugsson – voce su 9
Tómas Jónsson – Hammond su 5, 6, 10 e 13
Valdis Eiriksdóttir – cori su 7, 10 e 16
Tracce:
- Philosopher (feat. Mikael Åkerfeldt)
- Portal I
- Days go by
- Portal II
- Here you come again
- Current
- Give and take
- Portal III
- Crossroads
- Alone
- Portal IV
- Freedom
- Riot
- Electrified
- Portal V
- My aurora
- This road