In quella linea sottile, non raggiungibile da tutti, dove hard rock melodico e prog metal si sfiorano, è proprio lì che vanno a collocarsi gli Headless, progetto internazionale che coinvolge i fratelli italiani Walter ed Enrico Cianciusi (chitarra e compositore il primo, grande batterista il secondo), il bassista Martin Helmantel e il fuoriclasse del canto, lo svedese Göran Edman, l’uomo delle mille avventure. Ma attenzione non si tratta di un’idea mordi e fuggi, perché gli Headless esistono da metà degli anni ’90 e questo è il loro quinto album, certamente il più maturo. La qualità delle sette tracce originali è altissima, e la capacità con cui cuciono insieme parti strumentali arrembanti, ma sempre cariche di melodia, con le linee vocali di Edman, andrebbe studiata, visto che trasformano l’impatto frontale in momenti di grande intensità. Immaginatevi i Tesseract fusi agli Europe, d’accordo è un’idea stramba, ma funziona e so che avete intuito cosa andrete ad ascoltare.

Naturalmente serve coraggio per affrontare cascate di energia come Weightless, Losing Power, i ritmi arrembanti di Misery, come se Devin Townsend suonasse con lo spirito degli Winger, oppure lasciarsi sedurre da Still My Thrill, il mio brano preferito con cori a cascata degni dei King’s X ed una prestazione immensa di Edman che lascia spazio ad una melodia disegnata da Walter Cianciusi che sfoggia tutto il suo talento cristallino anche nel successivo assolo. Dopo Refugge e No One’s Waiting, che non fanno altro che confermare il valore degli Headless, l’album si chiude con I Thought I Knew It All cover dei Megadeth da “Youthanasia” del 1994, su cui l’ospite Andy Martongelli, giganteggia con la sua chitarra dal suono potente e lucido. “Transitional Objects” (copertina rivedibile), è un album ben fatto, coinvolgente, mai banale e ricco di spunti che mettono in scena un desiderio di uscire dagli schemi prestabiliti, sia nella scrittura che negli arrangiamenti, per un insieme che regala momenti di autentica bellezza.