Dei Pagan Altar avevamo già parlato circa tre anni fa, in occasione dell’uscita di “The Story Of Pagan Altar 1976-2007”, una raccolta contenente materiale succulento per i tanti appassionati della band; quindi, per approfondire i dettagli storici, suggerisco di cliccare sul link del succitato articolo.

Il gruppo, originario dell’hinterland londinese si può considerare caposcuola di quella pletora di band britanniche che, partendo da elementi doom, vanno ad abbracciare sonorità epiche e folkeggianti, rappresentando idealmente paesaggi brumosi e luoghi arcani tipici del mondo anglosassone; tra queste ci sono i Solstice (quelli di “New Dark Age”), i Green Lung e i Sergeant Thunderhoof, tutte realtà che consiglio di andare a scoprire.

A seguito della morte del cantante Terry Jones, avvenuta nel 2015, e con l’uscita di “The Room Of Shadows” nel 2017, grazie alle linee vocali già registrate prima della sua dipartita, sembrava che il percorso dei Pagan Altar si fosse definitivamente interrotto.

Invece, dopo essere stato preceduto da tre singoli pubblicati sulle piattaforme digitali, ecco il loro nuovo album, “Never Quite Dead”, che vede l’esordio di Brendan Radigan nelle vesti di frontman; scelta adeguata non far rimpiangere Terry che con la sua voce costituiva un elemento decisamente caratterizzante.

L’iniziale “Saints And Sinners” è spiazzante e sembrerebbe rappresentare un deciso cambio di rotta, palesandosi attraverso un hard rock anthemico, dotato del giusto groove e di un ottimo refrain, come a voler ambire maggiori attenzioni dal pubblico.

Sì tratta solo una scelta sorprendente, ma circoscritta, infatti il resto dell’album torna su lidi cari all’altare pagano.

Infatti, “Listen church” è uno splendido brano che si ammanta di toni epici ed evocativi e che lascia spazio a spunti acustici che in taluni momenti ricordano anche il mondo Warlord.

Molto particolare “Madam ‘M ‘Rachael”, in cui convergono diverse anime: quella eterea e suadente, quella space’n’psych e anche un’indole jazzata in alcuni passaggi chitarristici.

“Madam ‘M ‘Rachael’s grave”, pur richiamando il brano precedente nel titolo, vira verso territori hard’n’heavy, delineando atmosfere che rimandano ai Black Sabbath più “ariosi” della metà dei ‘70.

L’ultimo dei singoli usciti prima della pubblicazione dell’album è “Well Of Despair”, introdotto e concluso da un arpeggio oscuro all’interno del quale si sviluppa una profondità tale da proiettare paesaggi di brughiere avvolte dalla nebbia.

Un riff tanto semplice quanto efficace costituisce l’ossatura portante di “The Dead’s Last March” che già dal titolo estrinseca l’indole più doomy della band, con un’interpretazione vocale ottima e ossianica, senza contare ancora l’eccellente lavoro della chitarra e dell’organo.

Il breve strumentale folk “Westbury express” anticipa il finale di “Kismet” che con i suoi otto minuti rappresenta il classico brano che da solo vale il prezzo dell’album, con la sua struttura progressive che parte dagli arpeggi iniziali del basso, cui si aggiungono gradualmente quelli di chitarra e tastiera, per poi esibire spunti solistici ispirati, la voce solenne e stacchi hard che si alternano a momenti più d’atmosfera.

Never Quite Dead” rappresenta un gradito ritorno per una band importante che dimostra di avere ancora frecce al proprio arco, nonostante la grave perdita.

Band:

Alan Jones – chitarra

Andy Green – batteria

Diccon Harper – basso

Brendan Radigan – voce

Dennis Schneider – chitarra (in sede live)

Guests:

Torben Utecht – tastiere

Andy Jones – banjo e cori

Roland Motterhuemer – armonica

Tracklist:

  1. Saints and sinners
  2. Listen church
  3. Madam ‘M ‘Rachael
  4. Madam ‘M ‘Rachael’s grave
  5. Well of despair
  6. The dead’s last march
  7. Westbury express
  8. Kismet