Falistra “Di limpide tempeste” (My Kingdom Music, 2023)

C’era una volta il dark folk, l’ambiente esoterico, il pop shoegaze malanconico, un misto di suoni che era diviso tra sensazioni ed umori, tra vento e nebbia, tra caligine notturna e brina di mattine autunnali. Poi tutto è sparito, scomparso, avvolto da un manto di silenzio. E così, quello che, a cavallo tra la fine del secondo e l’inizio del terzo millennio, era uno stile – si, possiamo chiamarlo così – amato dalla critica e da parte del pubblico, è diventato solo ricordo. In realtà sotto la coltre di continue e spesso aberranti novità, questa musica ha continuato a vivere. Oggi torna a noi, candida ed allo stesso tempo opaca con l’esordio dei Falistra, un duo formato che ci regala un album intenso, carico di emozione, delicato e potente che, nessuno si offenda, porta alla memoria entità come Dead Can Dance, Cocteau Twins e i misteriosi Sopor Aeternus, con il canto angelico di Ada, alle prese con testi introspettivi e complessi, musica e parole che rievocano un tempo lontano, un tempo di… limpide tempeste. Ma forse la definizione migliore ce la consegnano i Falistra stessi: musica per foglie marce e anime spezzate. (Gianni Della Cioppa)

Gotho “Mindbowling” (Controcanto/BW, 2023)

Registrato completamente in diretta in studio e senza sovraincisioni, questo esordio è il risultato di esperimenti sonori, messi in atto dai Gotho, un duo che si è fatto notare un paio di anni fa con il brano “Gatta The Blanc” che sin dal titolo, illustra la follia che avvolge il progetto. Prog, math rock, metal, jazz, nel calderone dei Gotho è possibile ascoltare di tutto, con un sorprendente bilanciamento e che quindi lascia spazio, pur nell’esplorazione tecnica e sonora, ad una buona dose di melodia. Le quattro lunghe tracce contengono elementi che potrebbero convincere e stupire più di un ascoltatore, grazie ad influenze variegate che vanno da Frank Zappa, Area, Primus, Fugazi fino allo schizzato technical thrash Metal dei Watchtower. Naturalmente il tutto è risolto con una certa dose di imprevedibilità, quindi la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Ma è proprio questa la vera forza di un album carico di tensione e nevrosi come “Mindbowling”. (Gianni Della Cioppa)

Expiatoria “Shadows” (Diamonds Prod/Black Widow, 2022)

Recuperiamo con immenso piacere questo esordio dei genovesi ExpiatoriA, storica band italiana che affonda le radici negli anni ’80, poco dopo gli albori della scena metal tricolore. Grazie a due demo che citano Mercyful Fate e Slayer, si fanno notare da tutti gli appassionati di thrash metal oscuro. Nel 1998 l’avventura si ferma per riprendere nel 2010 ed arrivare fino ad oggi, in un turbinio di cambi di formazione, che non inficiano, non solo la passione, ma anche lo stile, che omaggia sempre il doom e il dark sound, ma con una maturità cresciuta esponenzialmente rispetto al passato. Infatti “When Darkness Flass”, “Ombra (Tenebra Part. 2)”, sono brani carichi di tensione, evocazioni che citano il dark epico di Candlemass, Memento Mori e naturalmente Black Sabbath, con un approccio esoterico che chiama in causa i maestri Death SS. Ma in questo girovagare di influenze gli ExpiatoriA sfoderano una personalità importante, con il canto notturno, potente ed evocativo di David Krieg che giganteggia e non manca un’ottima tecnica strumentale a supportare il tutto. Ampio anche il parco degli ospiti (Diego Banchero, Il Segno del Comando; Edmondo Romano; Raffaella Càngero (La Janara) e Freddy Delirio, Death SS e il suo progetto The Phantoms). Abbiamo dovuto attendere parecchi anni, ma considerando i contenuti di queste sei tracce, ne è valsa certamente la pena. Se siete cultori del dark metal “Shadows” è un album assolutamente imperdibile. (Gianni Della Cioppa)

Goad “Titania” (My Kingdom Music, 2023)

Maurilio Rossi è l’anima che alimenta i Goad da quasi mezzo secolo. Sin dai primi anni ’80 non ha mai smesso di pensare alla musica come ad un’arte libera, svincolata da pregiudizi e sequenze scontate. Incasellato nel prog rock, in realtà il suo progetto è di più, è una musica che si abbevera tanto ai Van Der Graaf Generator, quanto ai Genesis e a tutto il carrozzone del classic prog, che sono certamente influenze primarie, ma la scrittura di Maurilio è variegata, e sa trovare l’opportunità vincente anche scavando tra rimandi al folk e a certo ambient pop. Questo nuovo album, il decimo se ho fatto bene i conti, che si aggiunge ad un paio di singoli, è una delle opere più belle e mature del viaggio dei Goad, una condivisone di melodie, con ricami che intrecciano trama o ordito con strumentazioni analogiche. E così, mentre il mondo viaggia a  mille all’ora con esagerata tecnologia, i Goad si approcciano tenui e leggeri, con registrazioni che amplificano la leggiadria di un rock vintage, che regala emozioni autentiche, in una sorta di opera rock, che si ascolta con un piacere autentico e che mi ha ricordato certo prog sudamericano (vi ricordate i messicani Iconoclasta e i brasiliani Sagrado Coração Da Terra?). L’album contiene un secondo cd bonus dal vivo, che documenta la bontà del progetto anche sul palco. (Gianni Della Cioppa)