Ricordo ancora quando, nel 1984, da adolescente affamato di nuove conoscenze musicali, acquistai “War And Pain”, primo album dei canadesi Voïvod, cui fece seguito il secondo lavoro “Rrröööaaarrr”, trainato dall’inequivocabile inno “Fuck off & die”. Dopo quegli inizi all’insegna di una marcata aggressività, mai avrei immaginato l’evoluzione costante che avrebbe avuto la loro musica già dal terzo “Killing technology” (1987), delineando una carriera esemplare che li ha visti firmare capolavori come “Dimension Hatröss” (1988), “Nothingface” (1989) e “Angel rat” (1991), ma nella quale, di fatto, non hanno sbagliato alcunché, contaminando il loro sound potente e moderno con elementi derivanti da influenze variegate che spaziano dal krautrock degli Amon Düül allo space degli Hawkwind, dalla psichedelia dei Pink Floyd più lisergici al progressive futurista e oscuro di King Crimson e Van Der Graaf Generator, senza contare riferimenti alla letteratura post-apocalittica, alle politiche della guerra fredda e alla fantascienza. Dopo una carriera ultra-quarantennale, i Voïvod decidono che è il momento di vedere come il loro metal cybernetico possa funzionare unito alla musica classica e per farlo hanno scelto il palco del Grand Théâtre di Quebec City, dove la band si è esibita insieme all’Orchestra Sinfonica del Quebec e dove “Symphonique” è stato registrato dal vivo il 4 giugno 2025. Il connubio che ne esce fuori offre un risultato ottimo, con una scaletta di dodici brani incentrata soprattutto sul periodo anni ‘80, compresa la cover di “Astronomy domine” dei Pink Floyd con cui sono soliti chiudere i loro concerti, ma toccando anche gli ultimi due splendidi album in studio “The Wake” (2018) e “Synchro Anarchy” (2022). La fusione tra le due anime non inficia sulla potenza e fa emergere l’indole progressive, mentre il sound assume una dimensione cinematografica, esaltandone la propensione fantascientifica, con la voce stralunata e anarchica di “Snake” a donare quel pizzico di punk che non guasta nel contesto e il drumming funambolico di “Away”, perfetto in ogni situazione. Difficile non rimanere affascinati dall’inedita veste di brani come “Holographic thinking”, “The end of dormancy”, “Forgotten in space” e la brutale “Nuclear war”, tratta dall’esordio del 1984; ma anche dai crescendo di “Into my hypercube” e di “Fall”, quest’ultima proveniente dal mini “Post society” del 2016 e con “Chewy” sugli scudi. “Symphonique” è un album/evento che soddisferà i tanti amanti dei Voïvod, ma può essere il punto di partenza per chi volesse conoscere e approfondire la band canadese. Un solo appunto, sarebbe stata auspicabile anche una versione video del concerto, magari in una confezione deluxe.

Band:

Denis “Snake” Bélanger – voce

Dominic “Rocky” Laroche – basso

Daniel “Chewy” Mongrain – chitarra

Michael “Away” Langevin – batteria

Tracce:

  1. Experiment
  2. Holographic thinking
  3. The unknown knows
  4. The end of dormancy
  5. Into my hypercube
  6. Forgotten in space
  7. Cosmic drama
  8. Pre-ignition
  9. Nuclear war
  10. Fall
  11. Tribal convictions
  12. Astronomy domine