Torno a scrivere di metal (anche se per gli Spell la semplice definizione di metal è alquanto riduttivo) grazie all’uscita di “Wretched Heart”, ultima splendida opera del gruppo canadese, ormai elevatasi a status di cult band per un sound che definire personale è un eufemismo. Per chi ancora non ha avuto il piacere di perdersi nella musica degli Spell, ricordo che la band è insieme da una dozzina d’anni e, dopo due primi album passati praticamente inosservati, nel 2020 diedero alle stampe il bellissimo “Opulent Decay” che cominciava a mettere le basi per l’opera della vita firmata Spell, il capolavoro “Tragic Magic”, licenziato nel 2022. Hard rock, heavy metal, progressive, un tocco di dark gotico e un talento compositivo straordinario, fecero dell’album un gioiello, un carillon che all’apertura della scatola rapiva l’ascoltatore, perso nelle trame melodiche, personalissime e mature di Cam Mesmer (basso, voce, chitarre, synth) e Al Lester (voce, chitarre, batteria). Nel nuovo “Wretched Heart” l’entrata in pianta stabile di Gabriel Tenebrae e Jeff Black alle chitarre ha reso gli Spell una band perfettamente oliata dai tanti concerti, pronta per un salto ancora più deciso verso una consacrazione che, anche se circoscritta ai confini dell’underground, non può non avvenire. L’album non si allontana di molto dal loro lavoro precedente, anche se si riscontra un sound più lineare e gothic rispetto al più progressivo predecessore. L’opener “Dark Inertia” è perfetta per leggere questa nuova opera, con ritmiche heavy, tappeti di synth dark rock e una predisposizione alle melodie oscure fuori categoria. Questa sempre perfetta alchimia tra rock duro, gothic ed heavy metal progressivo si dipana per tutto l’album, lasciando che per l’ennesima volta l’ascoltatore sia letteralmente travolto dal sound e dalle atmosfere originalissime di brani come “Take My Life”, “Oubliette”, “Savage Scourge” o la title track posta in chiusura. Altro album da avere assolutamente, “Wretched Heart” ha il compito di ribadire l’altissima qualità della proposta del gruppo canadese, che di fatto non assomiglia a nessuno se non a se stesso, come i gruppi che definiamo grandi e che indicano una via. Chapeau.