Eccoci al cospetto di una delle cult band più longeve e adorate dai fans nel mondo dell’hard rock e dell’heavy metal, anche se parlare di metal per gli svedesi The Quill è sicuramente riduttivo. Sulla scena da ormai trent’anni, la band ha sempre portato con le sue uscite un vento psichedelico che ha conquistato i cuori non solo degli appassionati del metal classico ma, soprattutto, di quelli attratti dalle atmosfere stoner, grazie ad una sezione ritmica sempre potentissima, vocals dai toni classic doom (chi ha detto Ozzy Osbourne?) e chitarre che si rifanno tanto alla tradizione hard rock quanto a quella più classica. In tutto questo aggiungiamo una forma canzone che rimane tale, un buon talento per soluzioni melodiche di facile presa a volare sulla vetta di potenti andamenti cadenzati e il gioco è fatto. La formazione non cambia da almeno una decina d’anni risultando vincente con Magnus Ekwall al microfono, Christian Carlsson alla chitarra, Roger Nilsson al basso e Jolle Atlagic alla batteria. Anche in questo nuovo lavoro intitolato “Master Of The Sky” il gruppo svedese non manca di soddisfare i fans e gli addetti ai lavori con il suo approccio ormai collaudato, che rispecchia in toto le caratteristiche che hanno fatto dei The Quill la cult band che conosciamo. Arpeggi acustici che fanno da preludio a potenti tuoni elettrici, ritmiche che sono meteoriti scagliate in caduta libera sulla terra, voce che è scuola nel genere, varia, possente, emozionante tanto basta per rendere l’ascolto vario e a tratti esaltante, anche se siamo ben consci che le soluzioni adottate sono le stesse da ormai trent’anni. L’ennesimo ottimo lavoro, da ascoltare tutto d’un fiato, un monolite psych/hard & heavy che accoglie in se una manciata di brani di categoria superiore per impatto e melodie come “Dark City”, “If Tomorrow Never Comes”, “Light Turn Low” e “Mastodon” brano doom lentissimo e da brividi. I The Quill sono tornati con un lavoro ispiratissimo, granitico e melodico come solo loro sanno creare…una garanzia.

Leggi qui la nostra recensione di “Wheel Of Illusion”, il disco precedente dei The Quill