L’intervista alle Hellfox per Backinrock.it

Ci sono band che fanno il secondo disco come se dovessero dimostrare qualcosa al mondo, e band che lo fanno per dimostrare qualcosa a loro stesse. Le Hellfox, quintetto tutto al femminile di Bergamo, appartengono alla seconda categoria, e si sente.

The Spectrum è uscito con alle spalle una lavorazione seria: Domination Studio, Mularoni al mix, Rockshots Records che ha deciso di scommettere su di loro. Stiamo parlando di un percorso che nei live, nei festival e nella stima della rete metal italiana è già una realtà solida. Le Hellfox suonano melodic death con una voce pulita che trasporta il lato più scomodo e “difficile” del testo e un growl che invece indica ribellione e voglia di riscatto, e già questo da solo vale tutta la conversazione che abbiamo avuto.

Poi ci si aggiunge che la chitarrista Gloria è diventata endorser Solar Guitars, che Priscilla ha abbandonato il plettro su quattro corde per il fingerstyle su cinque e che il disco si chiude con un minuto e venti di sole voci dopo otto pezzi di death metal. Non è un caso. Non è mai un caso, con loro.

Le ho sentite e ci hanno risposto senza filtri, come solo loro possono realmente essere.

1. Sulla produzione di “The Call” l’appunto più frequente era che ci fossero buone idee ma che il suono non vi rendesse giustizia. Per il secondo disco avete chiamato Mularoni al Domination Studio. Ecco, vorrei capire una cosa concreta: cos’è che Mularoni vi ha fatto fare in modo diverso? Non parlo del suono in generale, parlo di scelte.

Non dipende assolutamente da chi ha fatto mix o master ma dalla maturità artistica con cui siamo arrivate noi in studio. Quando abbiamo registrato il primo eravamo in totale balia degli eventi, non sapevamo ancora come giostrarci soprattutto per quello che riguarda i sintetizzatori e l’impatto sonoro. Inoltre Alessio Lucatti ha fatto evidentemente la differenza producendoci da raw già col muro di suono, cosa che non era stata fatta in “The Call”. Naturalmente questo secondo album ci ha viste più dritte e pronte. Non siamo ancora delle professioniste ma sappiamo il fatto nostro.

2. Su “The Spectrum” Priscilla è passata dal plettro su un quattro corde al fingerstyle su un cinque corde. Per chi suona è un cambio radicale, non solo di tecnica ma di impatto nel mix. Da dove nasce quella decisione?

La verità è che non si può nascondere la propria natura per troppo tempo, il secondo album è stata la rivelazione per tutte. Ci siamo messe in gioco e abbiamo portato agli estremi quello che ci piace fare col nostro strumento. Nel caso del basso, se parliamo di essere al servizio della canzone, l’implicazione è quella di valutare di utilizzare plettro per avere più action e compattezza di suono. Da progster il basso lo amo suonato in fingerstyle, sia per questioni di dinamica che di controllo. Ho semplicemente messo me stessa nel disco.

3. Il growl di Priscilla nelle vostre canzoni fa la parte che di solito fa la voce pulita: è quella che crea contrasto, che indica la via d’uscita. La voce di Greta fa il contrario, porta a galla il lato più scomodo e difficile della vostra narrazione. Quando scrivete un pezzo partite già sapendo chi dice cosa, o lo scoprite in corso d’opera?

Lo scopriamo sempre in corso d’opera, ma ci viene naturale, siamo così anche nella vita reale.

4. “Voices” chiude il disco. Un minuto e venti di sole voci dopo otto pezzi di melodic death. Chi l’ha proposto? E c’è stato qualcuno che ha detto “ma siamo sicure”?

Lo ha proposto Greta, è completamente un suo concept. Lo ha registrato e composto Roland Seph Erulo, amico di Greta, insieme a lei. Probabilmente io (Priscilla, nda) devo aver detto tipo “siamo sicure di mettere qualcosa di non completamente composto da noi e mixato in un altro studio?” Ma alla fine siamo arrivate a pensare che è il nostro album e ci facciamo banalmente un po’ quello che vogliamo.

5. Greta, hai detto che Lady Gaga è la tua ispirazione principale, sia per il palco che per la scrittura. Nell’ambito del melodic death è una cosa che qualcuno ti ha fatto pesare, o ti è andata liscia?

Qualche intervistatore ha chiesto il perché, anche con poco tatto, ma poi in realtà abbiamo riscontrato che nel mondo del metal è un’artista apprezzatissima. E come dargli torto.

6. Vi siete definite “pop metal”. Nel metal la parola “pop” è quasi un insulto, anche se lo reputo greve. La usate perché ci credete davvero o perché vi piace vedere la faccia della gente quando lo dite?

Ci piace provocare soprattutto, ma comunque Greta ha la voce pop che lo si voglia ammettere o no. Quindi è un buon compromesso tra lo scherzo e l’auto definizione senza preconcetti.

7. L’ultimo dato noto erano 300 ascoltatori mensili su Spotify. Intanto però suonate all’Alchemica, al Druso, fate il release party al Dedolor, Mularoni vi mixa il disco, la Rockshots vi mette sotto contratto. C’è un abisso tra la qualità di quello che fate e i numeri che arrivano. Come la vivete, questa cosa? E la responsabilità a chi appartiene secondo voi?

Ti giuro che è difficilissimo rispondere a questa domanda. Spotify è un abisso sconosciuto per noi, siamo 5 boomer e ci occorrerebbe qualcuno che predisponga la promozione in modo ottimale ma siamo talmente impegnate a fare tutto il resto che questo lato (importantissimo) ci sfugge sempre. Per quel che riguarda i contatti invece è molto più facile perché collaboro (Priscilla) da anni con tante realtà e mi basta fare un colpo di telefono. È la bellissima realtà della rete metal che funziona se hai voglia di fare e spenderti.

8. A novembre suonate a Maiorca, un’altra data fuori dall’Italia. Che effetto fa prepararsi per un pubblico che non vi ha mai sentito nominare? Da che ho memoria, il pubblico da quelle parti è molto caloroso, quindi immagino un notevole livello di adrenalina.

Abbiamo suonato già in Slovenia a marzo. Noi non vediamo l’ora! Poi il festival è quasi sold out quindi siamo fiduciose.

9. Qual è stato il live più bello che avete fatto finora?

Credo che l’apertura a Sir Ian Paice non ce la dimenticheremo mai. Invece come festival assolutamente HABEMUS METALLUM. Gnu Zoccolo ti vogliamo bene!!!

10. Gloria è diventata endorser di Solar Guitars, il celebre marchio di chitarre a firma Ola Englund. A livello di band, come cambiano le dinamiche e le abitudini rispetto agli obblighi promozionali che ciò comporta?

Non cambia niente, è solo un grande onore sia per lei che per Hellfox avere una chitarrista che fa parte degli artisti di un brand così conosciuto.

11. Se doveste una ad una descrivere il progetto Hellfox con una sola parola, quali sarebbero le vostre?

Scegliamo Acqua.

Per la sua intelligenza “emotiva”, per la sua memoria e per come sa abitare ogni spazio, prendendo la forma del suo contenitore. In questa band siamo anime diverse che cercano costantemente di smussare i propri angoli per fluire insieme senza mai spezzarsi. L’acqua è il legame invisibile che ci tiene unite e, alla fine, è l’elemento primordiale: senza acqua non si vive, e senza questa nostra sinergia, non potremmo esistere. Poi è il fil rouge di tutto Spectrum per un motivo.

12. Vi lasciamo uno spazio libero per i lettori di Backinrock.it

Speriamo di tornare presto con un nuovo lavoro e di raccogliere ulteriori riconoscimenti. Non è facile galleggiare nell’underground, bisogna lottare con denti e unghie e bisogna faticare, soprattutto alla nostra età, non abbiamo più 20 anni! Chiunque ci stia leggendo ci supporti sui social, ci trovate come HellfoxOfficial ovunque.

Chiudo con la sensazione che mi hanno lasciato: le Hellfox non stanno cercando di piacere a tutti, e probabilmente è proprio per questo che stanno piacendo alle persone giuste. The Spectrum è un disco che merita ascolto serio, con le cuffie, dalla prima all’ultima traccia. Anche quel minuto e venti finali. Soprattutto quello.