Danny Bryant non è sicuramente il primo artista della scena rock/blues/soul che si ritrova, dopo una ventina d’anni di carriera, a fare i conti con i propri demoni, in una sorta di riabilitazione e cambiamento che lo porta a ritrovare verve ed ispirazioni per creare nuova musica, oggi raccolta nell’album intitolato “Nothing Left Behind”. Nato nel 1980 nello Hertfordshire, in Inghilterra, il chitarrista e cantautore debuttò nel 2002 con “Watching You!”, per poi non fermarsi più ed arrivando a superare la doppia cifra tra album in studio e live. Per un periodo suonò insieme a suo padre nella Danny Bryant’s RedEyeBand e come frontman nella band di Walter Trout. Il nuovo album ricomincia da dove Bryant si era fermato con “Rise”, precedente lavoro uscito tre anni fa, poi la riabilitazione e la creazione di un album personalissimo dove il chitarrista inglese ripercorre gli ultimi anni di carriera. Sempre in bilico tra blues rock e cantautorato, “Nothing Left Behind” è un album che, pur raccontando momenti travagliati della vita di Bryant, mantiene un approccio positivo, anche e soprattutto sotto l’aspetto musicale, con brani energici che appunto si alternano ad altri più introspettivi ma sempre con quel filo di speranza e positività che emerge tra le trame di brani come le blues rock “Tougher Now” e “Swagger”. “Redemption” è una delle ballad più riuscite e sentite, mentre la sorpresa arriva dalla cover di Bruce Springsteen “Nothing Man”. La band con cui Danny Bryant (chitarra e voce) ha registrato l’album è composta da Marc Raner (chitarra e tastiere), Jamie Pipe (pianoforte, hammond),Artjom Feldtser (basso) e Alex Hinz (batteria). Un album vario pregno di buone canzoni e caldo il giusto per piacere agli amanti del blues rock, consigliato.
