Vi avevamo parlato del grande Matt Long lo scorso anno in occasione dell’uscita di “Time To Fly”, ultimo album dei Catfish, testamento artistico di un talento immenso per quanto riguarda il rock e il blues, completato e pubblicato dal padre Paul, tastierista della band in onore del figlio, morto di cancro il 6 Ottobre del 2024. Per confermare la grandezza di questo artista (magari non conosciuto al grande pubblico come avrebbe dovuto essere), una grande fetta del rock blues odierno si è riunita in questo immenso tributo, quindici brani firmati da Matt Long più la cover dei Fab Four che da titolo all’album. Non si parla solo la lingua del blues, Matt Long era un’artista che nel suo background condivideva anime diverse, tutte presenti negli album dei Catfish, come blues, hard rock, soul, classic rock. Ma Long era principalmente un chitarrista blues straordinario, al quale i maggiori talenti della scuola britannica, più qualche amico americano (su tutti Joe Bonamassa) rendono onore. La lista è lunga, quasi tutti gli artisti che hanno suonato sul disco li avete già conosciuti grazie anche a noi di Back In Rock e parliamo di Zac Schulze Gang, Alice Armstrong, When Rivers Meet, Brave Rival, Elles Bailey, Dom Martin, The Cinelli Brothers e il grande Walter Trout, tanto per fare qualche nome. “Broken Man” apre le danze, grazie ad un Joe Bonamassa che accompagna un gruppo di musicisti eccezionali tra cui Dudley Ross, presente su gran parte dell’album, incluso il brano in compagnia di Katie Bradley. La scaletta è composta da brani non solo provenienti dalla discografia dei Catfish, ma toccano un po’ tutti i progetti che hanno visto coinvolto il grande chitarrista britannico. Ovviamente sono presenti i musicisti della band principale, compreso il padre, e per citare qualche brano vi consigliamo quelli che per primi sono usciti on line: “Have My Say”, suonata dalla Zac Schulze Gang, Up In Smoke con protagonisti i Brave Rival e “Hit The Ground Running” con i The Cinelli Brothers. Il ricavato di questo colossale lavoro andrà al reparto oncologico del Royal Surrey County Hospital di Guildford dove Matt fu curato, motivo in più per non perdervi un pezzo di storia del blues britannico degli ultimi anni. Ciao Matt!
