Suede “Antidepressants” (BMG, 2025)

Mi sono eccitato molto di più per il ritorno dei Suede che per il faraonico chiacchiericcio intorno alla reunion spilla-soldi degli Oasis. Ho sempre preferito la band del cantante Brett Anderson ai litigi, pur molto rock’n’roll dei fratelli Gallagher. Non è questione di snobismo, apprezzo gli Oasis, ma i Suede sono roba più di strada, da bar eleganti, ma alle quattro di notte dove il pavimento e intriso di birra e sperma, come dire meno stadi e fotomodelle e più schiaffi in faccia. E, giochiamo subito a carte scoperte, questo decimo album è incredibilmente ispirato, spinto da un certo gothic rock, che riporta a galla i The Cult di “Love”, i The Cre e la spinta ritmica dei Joy Division fino a cascami post punk e poi Brett canta il rock come sono gli inglesi possono fare, in un misto di rabbia ed eleganza, raccontandoci di realtà fasulla e di come la connessione umana sia dimenticata a favore di quella digitale. Ascoltatevi l’iniziale “Disintegrate” ed avrete tutte le risposte a quello che ho scritto, le altre dieci tracce sono una cascata di energia e malinconia, anche grazie alla produzione di Ed Buller, a cui non piace piallare troppo il suono, preferisce tirare fuori la parte spigolosa degli artisti. Secondo di una trilogia, iniziata tre anni fa con “Autofiction”, “Antidepressants” è l’album che ci ricorda che i Suede sono la parte sana del rock britannico. (Gianni Della Cioppa)

Hot Chip “Joy In Repetition” (Domino Records, 2025)

Raccolta celebrativa per i londinesi Hot Chip che ancor oggi, ed è un implicito merito, appaiono freschi quando invece è più di vent’anni fa che apparvero sul nascere della bollente e meticcia scena dell’indietronica. La raccolta non contiene né remix né live version, ma è un compendio ben assortito del loro delizioso districarsi tra i groove di diversa estrazione. Presente un inedito, “Devotion “, dalle spezie new wave , in chiusura della tracklist di  ed un titolo che richiama un dichiarato amore, ovvero Prince. Una carriera all’insegna di un creativo e divertente melting pot, tra electro-clash, funky bianco , synthpop e dance rock , che ha scaldato il nuovo secolo sin dalla prima hit “Over and Over” del 2005, raccogliendo consensi e sudori sia degli amanti del rock che dell’elettronica più legata alla forma canzone. Non incisivi e “miliari” come gli LCD Soundsystem, ma più efficaci degli Junior Boys e meno intellettualoidi dei Tv On The Radio, gli Hot Chip  salirono sino alla top ten britannica una sola volta con “Ready For The Floor“ ma lo status di culto che hanno raggiunto è più che meritato, rendendo più vividi ed interessanti i dj set dei dj più illuminati, tra ironia e raffinatezza. (Corrado Frasca)

The Mars Volta “Lucro Sucio; Los Ojos Del Vacío” (Clouds Hill, 2025)

Ad inizio millennio i losangelini The Mars Volta, nati dalle ceneri degli At Drive-In, sono diventati nel giro di un paio di album i nuovi profeti di un suono caotico, ma ragionato, vorticoso e tuttavia presente. Nel 2012, dopo sei dischi, tante avventure, con la critica adorante e il pubblico entusiasta e a tratti perplesso, decidono con “Noctourniquet” di ritirarsi dalle scene, per dedicarsi ad altri progetti. Questo “Luro Sucio…”, sempre nelle mani dei due leader Omar Rodríguez-López (chitarra…), Cedric Bixler-Zavala (voce) e del terzo incomodo Marcel Rodríguez-López (tastiere), è il secondo lavoro dopo la reunion datata 2022 e come il precedente, ha abbandonato del tutto la frenesia passata, per dedicarsi ad intriganti passaggi che mescolano free jazz, fusion, pop soul, elettronica e psichedelia, il tutto condito da testi, come sempre interessanti, ora inglesi ora spagnoli, che riconducono alle loro origini messicane. Nonostante l’idea di restare nella forma canzone, l’album non sempre ha un percorso ortodosso, il che affascina, ma porta anche a fare dei ragionamenti: è questa la strada per essere originali? Lo stesso dubbio che si incunea ascoltando i Radiohead dell’ultima parte della discografia. E qui le posizioni non sono due, ma tante ed ognuno ha la sua verità. Detto ciò, se siete tra quelli che sono stanchi del rock, del pop e del folk in senso classico, questo è il disco che fa per voi (Ascolta qui “Enlazan las tinieblas”). Dal canto mio spero in una trasposizione acustica, così come era stato riletto l’anno successivo “The Mars Volta” del 2022, diventato “Que Dios Te Maldiga Mi Corazon” che, con influenze di Talk Talk e Prefeb Sprout, ho trovato di gran lunga più piacevole della versione originale. Sono blasfemo? Semplicemente sono sincero. (Gianni Della Cioppa)

G.O.L.E.M. “Still Life” (Black Widow Records, 2025, copia n. 33)

Scelta anomala per i G.O.L.E.M., una delle eccellenze dell’hard rock progressivo italiane con vista internazionale. Infatti dopo due acclamati album (Leggi le nostre recensioni qui e qui), hanno sentito la necessità di pubblicare un cd singolo con la suite “Still Life”. Il brano si divide in tre lunghe parti (Ascolta qui la prima parte) che, come d’abitudine della band, lasciano spazio a lunghe parti strumentali con l’organo Hammond di Paolo Apollo Negri che giganteggia. I riferimenti, già li conoscete, si chiamano Atomic Rooster, High Tide, Uriah Heep, ma io citerei anche i dimenticati Lucifer Was, il tutto elaborato con un senso della melodia che gioca tra la malinconia e l’arcano. Tutto funziona ed emana fascino sin dal primo ascolto, con incroci di montagne di tastiere (alla strumentazione di Negri si aggiungono il piano e il mellotron di Emil Quattrini) e chitarra. Infine un plauso al cantante Marco Vincini che rievoca la timbrica vibrata del maestro Bernardo Lanzetti. Molto di più che una curiosità. (Gianni Della Cioppa)

Attenzione il cd è stampato in sole 100 copie, quasi esaurite e, ad oggi, non è dato sapere se la suite vedrà la luce altrove. In alternativa la potete ascoltare in digitale sui soliti canali.