La RidingEasy Records è un’etichetta discografica californiana fondata da Daniel Hall nel 2013, specializzatasi in heavy psych, doom, metal e rock.

Tra le sue produzioni ci sono album di realtà interessantissime come Electric Citizen, Early Moods, Deathchant, Svvamp,… alcuni dei quali abbiamo già trattato su Back In Rock e di altri ne parleremo, ma c’è un lavoro che va sottolineato in maniera particolare: la serie “Brown Acid”.

Si tratta di una raccolta, al momento estrinsecatasi in venti cd, edita a partire dal 2016 e contenente brani di band, prevalentemente americane e operative nei ‘60 e ‘70, che all’epoca fecero album diventati chimere per collezionisti o addirittura mai stampati per varie motivazioni.

Nel secondo episodio, “The Second Trip” (2016), compare un brano dei texani Spiny Normen che anticipa la pubblicazione nel 2018, da parte della stessa etichetta, del loro disco omonimo.

Spiny Normen” è un lavoro perfetto per essere inserito nella nostra rubrica “Vicini, ma lontani”: innanzitutto perché è ufficialmente uscito qualche anno fa; in secondo luogo perché si tratta di un’opera composta e registrata nel lontano 1978.

È la storia di due compagni di scuola, Gerry Diaz e Steve Brudniak, poco inclini ai libri, ma molto più alla trasgressione e, soprattutto, alla musica.

Nel 1976, il desiderio di sperimentare trovò la sua soddisfazione attraverso la chitarra di Gerry e il Vox Jaguar che Steve aveva recuperato dalla strumentazione appartenuta ai Fever Tree, ottima band psych di fine anni ‘60, proveniente anch’essa da Houston in Texas.

I due ragazzi andarono avanti per circa tre anni, variando spesso compagni di viaggio, da uno dei quali, il batterista Norman Davis che non si presentò a una session di registrazione, si determinò la scelta del nome Spiny Normen.

Brudniak recuperò anche un mellotron e un Moog, oltre a imparare l’uso del flauto, al fine di arricchire ulteriormente il sound della band ispirato a Pink Floyd, King Crimson, Van Der Graaf Generator e alle colonne sonore.

Vennero fuori otto tracce che non furono pubblicate e che hanno visto l’esordio su disco solo nel 2018, esibendo una band che pur essendo giovanissima riuscì a produrre un eccellente progressive a forte tinte psichedeliche e propensione hardeggiante.

Il brano di apertura è “Arrowhead” che, seppur in pochi minuti, concentra suoni hard prog psych, con riff pesanti, un solido tappeto tastieristico, ambientazioni psichedeliche e la voce sognante di Steve.

“Wrecko wild man ride” sorprende con le sue mille sfaccettature generate da mellotron, organo e synth, mentre le parti vocali sono allucinate e le ritmiche jazzate, come fosse un incontro tra la follia lisergica dei primi Pink Floyd e quella compositiva dei King Crimson.

La chitarra torna a ruggire con “Carry your water” e, unita al Vox Jaguar, genera un heavy progressive di grande impatto, nel quale Gerry si esprime con un cantato ossianico e con un ottimo assolo.

Il voltaggio si mantiene su livelli elevati anche in “The monkeyweasel”, dove, nonostante il lavoro di Steve alle tastiere, i suoni si fanno più asciutti ed essenziali, come se ci fosse anche un influsso punk, cosa da non escludere visto il periodo.

Lo spirito di Barret, ma anche di The Soft Machine e Gong, si miscela all’indole dura e progressiva, dando vita a “To meet the mad hatter”, pezzo allucinato e accattivante.

The Bell Park Loon” è il brano che è stato inserito in “Brown Acid: The Second Trip”, quindi il primo a essere stato edito; chitarre heavy e un flauto dominante, si inseriscono in un contesto suadente e arcano che ricorda i Black Widow.

La stupenda cavalcata heavy prog “In the darkness of night”, con chitarre e organo sugli scudi, fa pensare agli Uriah Heep e spiana la strada a “The sound of younger times”, un trip di oltre sette minuti, con un incipit orientaleggiante e un proseguimento ad alto contenuto lisergico dove tutto è acido, dalle chitarre alle tastiere, flauto compreso, garantendo un gran finale a un album di sicuro spessore.

Spiny Normen”, gioiello nascosto che fortunatamente ha visto la luce grazie al lavoro meticoloso e appassionato della RidingEasy con cui ci complimentiamo vivamente.

Tracklist and Band:

Arrowhead

  • Gerry Diaz: chitarre e cori
  • Steve Brudniak: Vox Jaguar, Moog e voce
  • Terry Farley: percussioni

Wrecko wild man ride

  • Gerry Diaz: chitarre e cori
  • Steve Brudniak: mellotron, Vox Jaguar, Moog (bass), timpani e voce
  • Robert Winters: percussioni

Carry your water

  • Gerry Diaz: chitarre, basso e voce
  • Steve Brudniak: Vox Jaguar e cori
  • Terry Farley: percussioni

The monkeyweasel

  • Gerry Diaz: chitarre, basso e voce
  • Steve Brudniak: Vox Jaguar, Moog, cori e percussioni

To meet the mad hatter

  • Gerry Diaz: chitarre e chitarra synth
  • Kirk Ayton: chitarre e chitarra synth
  • Steve Brudniak: mellotron, Vox Jaguar, Moog, voce e percussioni

The bell park loon

  • Gerry Diaz: chitarre, basso e cori
  • Steve Brudniak: flauto, voce e percussioni

In the darkness of night

  • Gerry Diaz: chitarre, basso e voce
  • Steve Brudniak: Vox Jaguar, cori e percussioni

The sound of younger times

  • Gerry Diaz: chitarre, chitarra synth e voce
  • Steve Brudniak: mellotron, Vox Jaguar, Moog, flauto e voce
  • Randall Haake: basso
  • Robert Winters: percussioni