Continua inesorabile l’ascesa dei Messa verso i vertici del metal italiano e non solo.

Il gruppo veneto, precisamente di Cittadella, si è formato nel 2014, iniziando un percorso graduale che li ha portati ad esplorare vari aspetti della musica oscura in un costante crescendo compositivo, sempre coerenti col rigoroso bianco e nero che caratterizza le loro copertine.

Trovo che la definizione di doom metal band che viene spesso utilizzata sia troppo frettolosa e non esatta o, quantomeno, precisa; sicuramente, la musica del destino appartiene al loro bagaglio, come si evince in taluni momenti, ma la proposta che offrono è un calderone nel quale confluiscono diverse anime che ne testimoniano la versatilità.

Già l’esordio “Belfry” (2016), seppur lineare e scarno, alterna momenti ambient ad altri più doomy, regalando anche sprazzi jazz, altri psych, oltre a sorprendenti interventi dei fiati; cosa poi ribadita e incrementata nel secondo “Feast For Water” (2018), dove si evince una maggiore consapevolezza compositiva.

Il periodo del covid da un lato ha costituito un freno, ma dall’altro ha consentito alla band di accrescere le proprie ambizioni, così che l’uscita di “Close” (2022) per la Svart Records palesa un sound ancor più ricco e ispirato, aumentandone esponenzialmente la notorietà e l’attività dal vivo, tanto che nel 2023, con “Live At Roadburn” viene immortalata su disco la loro performance nel famoso festival.

Ecco quindi il nuovo “The Spin” che sancisce un ulteriore salto, non tanto nella qualità già elevata testimoniata dal passaggio alla Metal Blade Records, quanto nell’evoluzione del sound che, oltre alle caratteristiche di cui sopra, si arricchisce di un’impronta darkwave come emerge già dall’iniziale “Void meridian”, in cui le atmosfere e le ritmiche marziali rimandano a Siouxsie And The Banshees e company, sulle quali Sara può dipingere con melodie vocali suadenti ed eleganti come lei, mentre Alberto dimostra il suo talento con un assolo da ricordare.

At the races” è uno dei singoli che hanno anticipato l’album e ne conferma la nuova indole, pur presentando dinamiche più hard e cambi di ambientazione che costituiscono un loro marchio di fabbrica.

Rispetto ai lavori precedenti, il synth assume un ruolo da protagonista, tanto che “Fire on the roof” vede Andrea Mantione come ospite, per un brano che gioca sull’alternanza tra suoni ipnotici e riff di matrice doom e offre un finale all’insegna della potenza.

“Immolation” si presenta con le credenziali di una dark ballad dove il piano e la voce sprigionano un romanticismo fascinoso, garantendo emozioni che continuano anche quando il voltaggio aumenta lasciando spazio ad un assolo struggente.

The dress” è un pezzo emblema per caratterizzare il sound dei Messa, dato il suo continuo fluttuare nella versatilità durante i suoi circa otto minuti di durata, percorrendo anche sentieri jazz con l’accompagnamento della tromba di Michele Tedesco, prima dell’esplosione conclusiva che regala ancora momenti solistici ispirati… brano splendido e coraggioso per essere stato scelto come altro singolo.

La vena doom si mischia con quella derivante dall’influenza di certi Killing Joke e su “Reveal” si esprimono con travolgente potenza.

Sonorità rarefatte e delicate melodie vocali introducono “Thicker blood” per poi evolversi in un costante crescendo durante gli oltre otto minuti di un brano totale che nel finale va a sfiorare ambiti estremi con gli screams di Rocco.

I Messa sanno dove vogliono arrivare e con “The Spin” hanno fatto un ulteriore centro, pubblicando un album maturo che sicuramente porterà loro ulteriori riconoscimenti e soddisfazioni; a noi non resta che supportarli e seguirli cercando di vederli dal vivo alla prima occasione.

Band:

Sara Bianchin – voce

Alberto Piccolo – chitarra, piano e synth

Marco Zanin – basso e synth

Rocco Toaldo – batteria e screams

Guests:

Andrea Mantione – synth (3)

Michele Tedesco – tromba (5)

Tracklist:

  1. Void meridian
  2. At races
  3. Fire on the roof
  4. Immolation
  5. The dress
  6. Reveal
  7. Thicker blood