Recentemente abbiamo parlato del Diego Banchero Trio, progetto del leader de Il Segno Del Comando, in occasione dell’uscita del primo album “Gathered Lectures From A Lifetime”, che esce proprio oggi.
Abbiamo approfittato dell’occasione per scambiare due chiacchiere con Diego che, come sempre, si è dimostrato molto disponibile.
Raccontaci della tua carriera musicale e da dove nasce la tua passione, influenze comprese.
D.B. – La mia carriera musicale è piuttosto lunga e variegata. Tra album, EP e partecipazioni a raccolte mi sto avvicinando rapidamente alle sessanta uscite discografiche. Non essendo nato in una famiglia particolarmente sensibile alla musica, ho scoperto tale vocazione piuttosto tardi. A dire la verità, intorno ai dieci anni ho frequentato per qualche tempo un corso di chitarra classica con un insegnante del mio quartiere, ma ad un certo punto, risentendo della mancanza di motivazione, ho deciso di interrompere. Posso dire che il mio percorso è iniziato veramente solo intorno ai sedici anni. A quell’età ho ripreso, infatti, ad ascoltare con interesse musica rock e metal (dopo un passato da discotecaro) e mi è tornata la voglia di suonare uno strumento. Inizialmente mi sono riaccostato alla chitarra, ma poco dopo ho scelto definitivamente di studiare e suonare il basso. A farmi scattare la scintilla è stato il genere metal, grazie a band come Judas Priest, Iron Maiden e Black Sabbath, ma in quegli anni mi piaceva anche il punk.
Da ragazzo ho passato molto tempo in un paese in provincia di Alessandria, dove trascorrevo tutte le vacanze e buona parte dei weekend. Lì ho fondato con alcuni amici una band nella quale ho militato per parecchi anni, si trattava dei Zuffa Di Puzzole, il cui genere proposto era molto più vicino al rock classico, al rhythm and blues e al funky, quindi lontano dai miei gusti dell’epoca, ma decisi comunque di mettermi alla prova. Abbiamo iniziato quasi da subito a proporre pezzi originali e calcato palchi piuttosto importanti per l’epoca. Tornato a Genova, mi sono avvicinato all’ambiente metal, entrando negli Zess. Dalla frequentazione di quel contesto è iniziato il percorso che mi ha portato alla pubblicazione del mio primo disco.
Per tornare alla tua domanda posso dire che le influenze che hanno contribuito alla mia formazione sono state varie. Alcune le ho già citate, ma man mano che gli anni passavano mi sono interessato ed appassionato a vari stili musicali tra cui la musica delle colonne sonore, l’heavy rock americano, il flamenco, il cantautorato italiano, il bebop e la fusion. Ho suonato molti generi diversi e ancora oggi amo mettermi alla prova in situazioni differenti.
Da qualche anno ti esibisci periodicamente con questa formazione trio e ora è la volta dell’esordio discografico; da dove nasce l’esigenza di esprimersi in questa maniera?
D.B. – Suonare in trio è sempre stato molto stimolante per me. Sentivo da tempo il bisogno di avere una formazione simile, con una band che fosse impostata per dare ampio margine all’improvvisazione solistica di tutti i componenti. In pratica, suoniamo con lo stesso approccio che si usa nel jazz, pur essendoci di mezzo del materiale originale derivante dal mio repertorio compositivo (che viene ovviamente riarrangiato). Ognuno di noi si è dovuto rimettere in gioco con brani che aveva suonato a lungo, ma facendosi carico di parti melodiche, armoniche, ritmiche e solistiche che in passato non gestiva (o che affrontava in tutt’altro modo). Ho sempre bisogno di rimettermi alla prova e non amo sedermi su soluzioni che ormai so già che funzionerebbero. Infine devo ammettere che dopo tanti anni al servizio di progetti vari, volevo concedermi la possibilità di fare qualche disco come solista.
La cinematografia e la letteratura sono innegabilmente tue grandi passioni e fonti di ispirazione, pensi che prima o poi potrai fare qualcosa nei due ambiti?
D.B. – Purtroppo, malgrado abbia fatto diversi tentativi, non sono ancora riuscito a collaborare con qualche filmmaker. Speravo di riuscire a coinvolgerne qualcuno nel processo creativo de Il Segno Del Comando (che lavora in un’ottica sempre più multimediale e multiespressiva, unendo forme d’arte differenti che vanno dalla letteratura, alla scultura, alla pittura digitale), ma finora non ci sono riuscito.
Circa la letteratura, devo ammettere che mi ci sto cimentando. Spero di poter ultimare prima o poi un romanzo che ho iniziato a scrivere qualche tempo fa, ma che, a causa dei tanti impegni, procede molto a rilento.
Collabori e hai sempre collaborato con artisti straordinari, raccontaci qualcosa dei due che hai coinvolto in questo progetto.
D.B. – Roberto Lucanato e Fernando Cherchi sono stati con me tanti anni. Assieme abbiamo suonato tantissimo e siamo cresciuti artisticamente. Abbiamo girato buona parte d’Europa con vari progetti. Sono entrambi musicisti veramente bravi e maturi, e sono orgoglioso di come siano stati in grado di mettersi in gioco nell’avventura del Diego Banchero Trio. Roberto è anche un bravissimo compositore.
Di recente Fernando ha deciso di procedere per altre vie e siamo rimasti io e Roberto a gestire il progetto. Abbiamo già suonato a Mantova (alla Bolther House) con il funambolico batterista Francesco Vaccarezza; che è il drummer dei The Watch. La prossima data vedrà alle pelli Elisa Pilotti (altro fenomeno italiano) e per il futuro abbiamo un preaccordo con Carlo Opisso (ex membro de Il Segno Del Comando) per integrarlo in maniera stabile nel trio.
La scena ligure in generale e quella genovese in particolare, a partire dagli anni ‘60/‘70, hanno partorito grandi artisti sia nel rock sia in campo cantautorale, generando un periodo su cui si sono scritti anche dei libri. Da oltre trent’anni, ruotando intorno alla Black Widow Records, sono fuoriuscite diverse band di livello assoluto: Malombra, Il Segno Del Comando, Il Tempio Delle Clessidre (purtroppo ora fermi), Melting Clock, il ritorno di Delirium e Il Cerchio D’Oro,… Pensi si possa parlare di una scena vera e propria?
D.B. – Penso che non si possa negare che, grazie al contributo di tutti questi artisti, sia stata scritta una pagina storica importante della musica italiana. In questi ultimi trent’anni la scena indipendente del nostro paese ha partorito molta musica un po’ in tutti i generi. Di sicuro noi genovesi abbiamo dato un contributo importante sia nel prog sia nel metal, non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale.

Ho sempre ammirato la tua indole a suonare dal vivo, sia con Il Segno Del Comando sia con il Diego Banchero Trio, e l’umiltà di farlo tanto su palchi prestigiosi italiani e non, quanto in situazioni più “ristrette”. Quanto ha inciso sull’attività delle tue band? Nasce da qui la prestazione strepitosa di quest’estate al ProgFest del Porto Antico?
D.B. – Per me il palco ha sempre avuto grande importanza e spero di poterlo calcare ancora a lungo.
Con il tempo mi sono circondato di persone che hanno la mia stessa attitudine e, di conseguenza, anche l’aspetto compositivo ne ha risentito. Per fare un esempio che riguarda Il Segno Del Comando, posso dire che da anni cerchiamo di organizzare gli arrangiamenti dei dischi che registriamo tenendo conto delle successive esecuzioni dei brani in sede live. L’esperienza del palco influisce in maniera particolare su ogni musicista. Si impara a dare il meglio on stage attraverso un lavoro che non è direttamente collegato con l’abilità che si ha sul proprio strumento. Ho avuto la fortuna di studiare musica d’insieme per anni con performers straordinari e di acquisire consapevolezza su aspetti che, da questo punto di vista, fanno molta differenza e che troppo spesso vengono sottovalutati. Negli ultimi anni mi sono anche concesso maggiore possibilità di fare il bassista; dopo alcuni lustri in cui ho sempre dato la precedenza alla composizione e alla gestione e promozione dei miei progetti. Tutto questo mi consente di godermi ancor più i concerti. Ho da tempo ripreso a fare il session man in progetti commerciali e talvolta suono jazz con Rodolfo Cervetto che, oltre ad essere un batterista molto affermato, è anche un vecchio amico e un mio ex compagno di studi presso la storica Scuola Jazz Quarto.
Parlando de Il Segno Del Comando, ne ho sempre sottolineato la trasversalità, tanto da rendervi appetibili per esibirvi in ambito prog, metal e dark. Che differenze trovi tra i tre tipi di pubblico? Personalmente, vedo sempre il pubblico metal quello meno pigro a muoversi per gli eventi dal vivo.
D.B. – Non è facilissimo addentrarsi nella descrizione delle differenze tra i tre tipi di pubblico. Tra l’altro, ad interessarsi alla nostra musica, ci sono persone perfettamente “multilingue”, ovvero appassionate di metal, di prog e di dark in egual misura.
Ci sono alcune caratteristiche nelle quali le tre popolazioni differiscono sensibilmente. In genere chi ama il metal ha un po’ meno una mentalità collezionistica e presenzia maggiormente ai concerti. Chi ama il prog ha quasi sempre un’età più avanzata e quindi fatica di più a sostenere sempre l’impegno di seguire i gruppi dal vivo, ma ha maggiore propensione ad investire sull’acquisto dei dischi, comprese le edizioni limitate che noi produciamo sempre con piacere. La popolazione degli appassionati di sonorità dark ha, a mio avviso, un’eccessiva attitudine a farsi affascinare dell’aspetto estetico, che talvolta prende un’importanza maggiore della musica stessa. Ti svelo un piccolo segreto: il Diego Banchero Trio è nato anche con l’intenzione di compiere un piccolo esperimento, cioè vedere se, riarrangiando brani nati in contesti dark, neofolk, prog e metal, la gente che mi ha seguito via via negli anni fosse in grado di andare oltre alle apparenze apprezzando le stesse composizioni in vesti leggermente differenti. Non è da escludere che questo materiale deluda un po’ tutti… ehehehehe… (impossibile NDA). Ribadisco però che si tratta di differenze molto sfumate e non sempre confermate dai fatti. Noi amiamo tutte e tre le popolazioni!
Come vedi la scena musicale odierna? Come collochi te e i tuoi progetti al suo interno?
D.B. – Ho risposto tante volte a domande come questa. Spesso si discute, anche con altre persone, di questi aspetti e si ha sempre l’impressione che sfugga qualche contributo utile ad analizzare la realtà nella sua interezza, cosa che non mi prefiggo di fare neanche in questa occasione. Che ci sia una crisi profonda è ormai evidente da tempo, ma non si tratta di una casualità, dato che è stata costruita e alimentata pezzo dopo pezzo nel corso degli anni, per ragioni tra le quali è inutile addentrarsi in questa sede. In questo quadro il rock ha perduto il ruolo che ha avuto in epoche passate. Ciò è successo perché iniziava a rivelarsi poco utile e, tutto sommato, scomodo da gestire. La conseguenza è stata l’accumularsi progressivo di una serie infinita di difficoltà che penalizzano la scena musicale ad ogni livello. Penso che questa musica si estinguerà con la nostra generazione o con quella successiva, salvo stravolgimenti planetari che al momento sembrano improbabili. Da anni siamo anche di fronte ad un eccesso di offerta che anestetizza sempre maggiormente i potenziali utenti. I contributi interessanti ci sarebbero eccome, ma le orecchie in grado di percepirli sono sempre meno. Non parlo solo dei giovani, che sono sempre più atrofizzati, ma anche di tanta gente di una certa età che afferma che la musica è morta alla fine degli anni ’70 e che da allora si sono prodotte solo brutte copie delle geniali band precedenti. Se costoro attivassero la curiosità che hanno avuto nella loro giovinezza, avrebbero molte sorprese interessanti e tutto il settore sarebbe sicuramente meno in difficoltà.
In questo contesto le band arrancano e la delusione prevale quasi quotidianamente sulla soddisfazione per i risultati conseguiti.
Io faccio e farò sempre parte di una nicchia, poiché non intendo scendere a compromessi dal punto di vista espressivo. Ho scelto tempo fa di guadagnarmi lo stipendio facendo un altro mestiere, proprio perchè con la musica volevo esclusivamente fare ciò che amo.
Quali sono i prossimi progetti musicali ai quali lavorerai?
D.B. – I prossimi progetti in cantiere riguardano tre uscite de Il Segno Del Comando. La prima è uno split con la band genovese Expiatoria che è in fase avanzata della sua realizzazione e che sarà dedicato allo sceneggiato degli anni ’90 “Voci Notturne” a firma Pupi Avati. Abbiamo poi intenzione di realizzare un secondo split basato su un romanzo di Cristian Raimondi con gli amici della band Il Ballo Delle Castagne, con cui ho collaborato a lungo in passato. Ci sarà poi un nuovo album de Il Segno Del Comando, ma per il momento devo mantenere un po’ di riserbo a questo riguardo perchè, salvo ritardi, inizieremo a lavorarci non prima della tarda primavera prossima.
Ho in cantiere altri progetti solistici come quello del Trio, in particolare due: uno sarà maggiormente dedicato alla musica “poliziottesca” e sarà realizzato da una band di quattro elementi (tra i quali ci sarà Beppi Menozzi); l’altro sarà un terzo album al quale sto lavorando e che vede la collaborazione di Davide Bruzzi. In quest’ultimo lavoro sonderemo delle sonorità che spazieranno tra un ampio ventaglio di influenze che andranno dal jazz, al prog e al soundtrack dark e misterico.
Sto collaborando con i Phestus (che sono un nuovo progetto) per la realizzazione di un album dark metal e spero anche di realizzare il sogno di fare un disco jazz con Rodolfo Cervetto. Il progetto c’è e sia io sia Ignazio Serventi abbiamo già scritto dei brani, ma gli impegni di Rudy sono tanti e quindi non si sa ancora bene se ci saranno i presupposti per procedere.
Da qualche mese ho anche ripreso a fare l’insegnante e intendo dedicare parte del mio tempo e delle mie energie a questa attività.
Ringrazio Diego per il tempo dedicato e per la sua esaustività, frutto del suo talento a 360 gradi.
