La ristampa del live de Il Segno Del Comando, “…Al Passato, Al Presente, Al Futuro…”, oltre a essere doverosa, mi consente anche di rimediare a una mia mancanza, accennando al ProgFest organizzato come di consueto al Porto Antico di Genova e tenutosi il 3 e 4 agosto scorsi, che avrei dovuto relazionare su queste pagine digitali non fosse stato per la costante tirannia del tempo.
Sul palco allestito nella suggestiva Piazza delle feste, nelle due serate, si sono alternati gruppi di grande valore: sabato 3, il rock cinematografico degli Horror Bach (con Diego Banchero), l’horror rock di Delirio And The Phantoms, il progressive de La Maschera Di Cera e il re delle colonne sonore Frizzi2Fulci; domenica 4, la follia cosmica dei Gotho (ne parleremo), le melodie gelide e marziali de La Grazia Obliqua, lo zehul arcano e portentoso dell’Universal Totem Orchestra (ospite Sophya Baccini), il prog da pellicola de L’Ombra Della Sera e quello totale de Il Segno Del Comando.
Ecco quindi arrivare a questi ultimi e all’album in oggetto.
Questo live rappresenta un’esibizione effettuata in studio a maggio 2016 e uscita in formato cd in solo 100 copie nel 2017, per poi averne una seconda stampa nel 2018 di 200 copie.
Adesso, finalmente, è possibile godere anche della versione in vinile, seppur sempre con due edizioni limitate, una di 200 copie e l’altra di 100, uscite per Black Widow Records.
Della band abbiamo già parlato in occasione dell’ultimo album in studio, “Il Domenicano Bianco“, per cui mi limito a sottolineare che quelli erano gli anni in cui si stava delineando la formazione che è arrivata ai giorni nostri, infatti, ne “Il Volto Verde” del 2013, oltre a Diego Banchero, membro fondatore, nonché principale compositore, figuravano già i due funambolici chitarristi Roberto Lucanato e Davide Bruzzi (quest’ultimo anche alle tastiere).
“…Al Passato, Al Presente, Al Futuro…” contiene sei brani che rappresentano equamente i tre album prodotti fino a quel momento.
Si inizia toccando il primo capitolo della trilogia dedicata a Meyrink, “Der Golem” (2002), dapprima con “Komplott Charousek”, brano che non mi stuferò mai di ascoltare e dimostra alla perfezione come dark, metal e progressive possano coesistere in una pozione omogenea, dove nulla prevarica su nulla e il protagonista è l’insieme; subito a seguire con “Golem” che permette di assaporare appieno l’atmosfera mitteleuropea che pervade l’opera.
È la volta quindi del secondo capitolo della trilogia di cui sopra: “Usibepu”, col suo inizio claustrofobico, seguito da sinfonismi arcani e una ritmica cadenzata e inquietante, per concludere con un crescendo travolgente, in cui sezione ritmica e chitarre si sbizzarriscono a piacimento; mentre “Retrospettiva di un amore” rivela atmosfere romantiche che, associate all’indole oscura, rappresentano la miglior tradizione del dark sound italiano.
Ma occorre entrare ne “La taverna dell’angelo” per cercare “Il segno del comando”, ecco quindi i due brani dal primo disco omonimo, sempre cavalli di battaglia dal vivo, dove l’essenza gotica e la capacità della band di interpretarla attraverso le sue anime si evidenziano al massimo e permettono di poter usare il termine “capolavori”.
La formazione di questo album, cui si sarebbe aggiunto Bepi Menozzi alle tastiere, ha cominciato a gettare le basi, non solo per le due meravigliose opere successive, ma anche per acquisire una sicurezza nella dimensione live che trova pochi eguali, soprattutto in Italia; la sezione ritmica di livello assoluto, due chitarre soliste stellari e la voce di Riccardo Morello che ha saputo entrare perfettamente nei meccanismi, destreggiandosi ottimamente anche col repertorio passato, senza timori reverenziali verso chi l’ha preceduto, dall’icona Mercy, alla classe ed esperienza internazionale di Maethelyiah.
Oggi, assistere a un concerto de Il Segno Del Comando permette di ammirare una band, solida, perfetta, capace di esibirsi in contesti variegati che vanno dal metal al prog, passando per il gothic wave, confermandone una trasversalità rara.
Ultima menzione per la copertina di quell’artista straordinario che è Danilo Capua, il pittore onirico, spesso associato a Il Segno Del Comando in particolare e alla Black Widow Records in generale.

Band:
Diego Banchero – basso e cori
Riccardo Morello – voce e tastiere
Davide Bruzzi – chitarre, tastiere e cori
Roberto Lucanato – chitarre
Fernando Cherchi – batteria