Con il Della Cioppa mi confronto spesso e alla fine dei discorsi mi convince sempre a scrivere di dischi che lui non può fare. Quando è roba della sua Andromeda Relix lo capisco, ma adesso perché io devo fare per forza fare la recensione di Joe Stump? Forse perché quando avevo quindici anni suonavo la chitarra e il mio idolo era Yngwie Malmsteen? Si è la verità, ma del chitarrista svedese avevo forse i capelli e niente altro. Però ragazzi poi parte “Lord Of The Strings” e posso solo dire “grazie” al boss, perché sto godendo come un riccio. Joe Stump, uno della vecchia guardia che ha debuttato da solista nel 1993 e che ha suonato in una decina di band (tra cui gli Alcatrazz, si proprio quelli di Malmsteen!!), è uno di quelli che ancora suona con le dita e il cuore, nei suoi assoli ci senti uno spirito epico, ma anche melodia e tecnica pulita, non si accavallano sbavature e ossessione per la velocità, c’è la voglia di far scorrere riff e assoli. Lo chiamano il professore dello shred, ma io ci sento tanta emozione nel suo modo di suonare, anche nella doppietta di partenza, “Full Throttle” e “Hyperbolic” dove mette in campo tutta la sua tecnica esagerata. “Playing with Fire” è un carro armato, ma scorrono dentro le tastiere e capisci che siamo su un altro livello e poi c’è un assolo lirico che ti stende. Il lirismo melodico di “In the Hall Of The King” rievoca le scelte melodiche del miglior Ritchie Blackmore, senza dimenticare i i passaggi acustici di “Den Of Vipers” e “Leipzig 1722”, che aprono nuovi orizzonti allo stile del chitarrista americano, che in “Highly Combustible” omaggia nell’animo i suoi trascorsi negli Alcatrazz. “Lords of the Strings” non è solo un’esibizione di tecnica, ma un album sincero che si regge su belle melodie e una scrittura variegata, che va altro il circuito dei chitarristi.
All Guitars and Bass Guitar by Joe Stump
Keyboards and all Drum Programming by Francisco Palomo
Produced by Joe Stump and Francisco Palomo
