Se vi chiedevate dove fosse finito Jon Spencer, ribelle, anticommerciale, putrido antieroe del rock’n’roll, ecco che da uno sporco vicolo lontano dai lustrini appena tolti dalla maglietta dopo la candidatura ad un Grammy per il lavoro svolto come produttore per “Death Wish Blues”, album licenziato nel 2003 da Samantha Fish e Jesse Dayton, spunta un nuovo album solista, “Songs Of Loss And Protest”. Jon Spencer, instancabile rocker dalle mille avventure musicali tra The Jon Spencer Blues Explosion, Boss Hog, Pussy Galore (tanto per citarne alcuni) torna con questa nuova esplosiva raccolta di brani dove dissonanza, follia compositiva e dissacrante sporcizia sonora di stampo garage/blues sono le virtù essenziali perché tutto funzioni al meglio. D’altronde la formula e più che collaudata e non può che essere così visto il personaggio, da più di quarant’anni in sella su una scena che sembra non poter fare a meno di lui. Accompagnato da Kendall Wind al basso e Spider Bowman alle pelli, Spencer spara rock’n’roll song sguaiate e garage/punk (“Vermin Attack!” Ne è il più fulgido esempio), si nutre di blues acido accompagnato da una buona dose di riff rallentati da dosi massicce di morfina sabbathiana. In poco più di mezz’ora ci investe di suoni pregni di grezza energia, ci sbatte contro il muro a suon di note provenienti dal suo glorioso passato, ma senza risultare datate o già sentite. Non fate gli schizzinosi, non è il caso, immergetevi nel putrido sound di “Songs Of Parsonal Loss And Protest” senza pensarci due volte, vi divertirete questo è sicuro, parola di Jon Spencer.
