Dopo le gesta con i Nightwish, la finlandese Tarja Turenen, sguardo che incanta e voce che avvolge, in venti anni di carriera solista, ha compiuto un percorso, non sempre a fuoco, ma spesso interessante. Naturalmente la sua vocalità è la parte centrale del progetto, scelta logica, ma che in qualche occasione ha frenato le possibilità di ampliare il raggio della scrittura. In questo decimo album la parte dark, comunque sempre presente anche in passato, trova maggior equilibrio, presentata come una sorta di esplorazione del proprio inconscio, quindi in grado di incontrare anche il nostro io luminoso. Ed è in questo dualismo che si gioca l’atmosfera dei dieci pezzi (più “Intro” e “Outro”) dell’album, a cui contribuiscono la produzione di Neal Avron e numerosi ospiti, che offrono prestazioni capaci di calarsi nell’humus generale, senza imporre la propria personalità, che pure trova spazio. Se “Leap of Faith” e in parte “The Eternal Return”, riportano a galla echi dei Nightwish (nella prima c’è Marco Hietala al basso e alla second voce, ex compagno d’avventure proprio nei Nightwish e oggi in tour insieme), sono la title track e le impennate metal di “Blaze Forever”, con la chitarra del fedele ed ecclettico Alex Scholpp in primo piano, le splendide invasioni moderne di “The Trace Outlives” con la shamise di Sayo Komada che porta echi orientali, i pezzi che rapiscono al primo ascolto. “I Don’t Care” con la voce arcigna di Dani Filth dei Cradle Of Filth a duellare con l’ugola eterea di Tarja, inizialmente può sconcertare, ma poi si rivela un capitolo interessante. Ma a innalzare lo spessore dell’intero album sono i dieci minuti di “At Sea”, sorta di cavalcata epica con impennate prog dove, tra voci, cori, chitarre e tastiere, è il violino di Mervi Myllyoja che riporta alla mente echi di Everon e Kansas, a conferire echi di magniloquenza. Prima di “Outro” a chiudere la scaletta troviamo “Against the Odds”, un tipico pezzo emotivo alla Tarja, ingigantito dalla ritmica regale della batteria del fuoriclasse Chad Smith.  Forse Tarja non ha ancora scritto il disco per cui verrà ricordata, ma certamente con “Frisson Noir” ci è andata molto vicino.  

  • PS. Lo shamisen è uno strumento giapponese a tre corde, della famiglia dei liuti, utilizzato per l’accompagnamento durante le rappresentazioni del teatro Kabuki e Bunraku