Immaginatevi il grande Marc Bolan perso tra i boschi e le foreste del Vermont, con la sua chitarra come unica compagna di viaggio, ed avrete un’idea di cosa vi aspetterà quando premerete il tasto play e “Twisted On A Train”, opener del nuovo album targato King Tuff, riempirà di note rock i vostri padiglioni auricolari. Si tratta del progetto solista di Kyle Thomas, musicista arrivato con questo moniker al settimo album, sempre dall’approccio che più retrò di così non si può. Concepito in California così come il precedente e bellissimo “Smalltown Stardust”, ma con la mente e lo sguardo al paese natale, “Moo” è ancora una volta uno splendido quadro in bianco e nero sul rock anni ‘60/’70, tra glam e rock elettrico di stampo Kinks, il tutto con un tocco che mi permetterei di definire alternativo. D’altronde il curriculum di Kyle Thomas parla chiaro, passando dai Muggers ai Witch del grande J Mascis (dei mai troppo osannati Dinosaur Jr.). A parte Ty Segall alla batteria su “Invisible Ink” e ”Delusions” e le apparizioni estemporanee di Corey Rose e Urian Hackney, l’album è di fatto suonato interamente da King Tuff, maestro nel riportare alla memoria atmosfere pop/rock che oltre ai decenni accennati fa un salto negli anni ‘50 con la  spassosa “Oil Change”. Tom Petty è l’ispirazione nelle song più “americane” del disco, che non ne vuol sapere di scendere di qualità neppure per una nota sola. A volte bastano una chitarra, buone idee e un talento spropositato per fare dell’ottimo rock’n’roll e King Tuff ci è ancora una volta riuscito.