Altro gradito ritorno sulle pagine di Back In Rock è quello di Duane Betts, un punto fermo del rock americano del nuovo millennio non solo per essere figlio di una leggenda come Dickey Betts (che la storia del rock vuole come co-fondatore della The Allman Brothers Band) ma creatore di grande musica con le sue molte collaborazioni e, insieme a Devon Allman, dei due album firmati The Allman Betts Band. Ripresa in mano la sua carriera solita, Duane torna tre anni dopo il bellissimo “Wild & Precious  Life”con “Isle Of Hope”, chiamato come la comunità dove è stato registrato, vicino alla città di Savannah sotto la supervisione di Dave Cobb, sorta di guru del rock americano odierno, già alle prese con i lavori di personaggi di spicco come Chris Stapleton, John Prine, Jason Isbell e Rival Sons, tra i tanti che hanno goduto del suo talento in studio. Diciamolo subito, Betts viaggia lontano dai lidi southern a cui potrebbe fare riferimento con facilità, accaparrandosi di diritto le nuove e vecchie leve del genere, continuando invece (almeno nella versione solista) a fare rock cantautorale, con quel magico tocco di roots music che sfoggia nei brani più energici. È quel rock americano di cui si parla spesso, ma in cui ci si addentra poco, affascinante quando le influenze settantiane fanno capolino, splendidamente poetico quando esce prepotente il grande cantautore che dimostra ancor una volta di essere Betts. Oltre alle due chitarre suonate dal nostro e da Dave Cobb, i musicisti coinvolti in questo nuovo album sono Johnny Stachela e JD Simo alla chitarra, Brian Allen al basso, Philip Towns alle tastiere, Derek Phillips alla batteria e Bekka Barmlett ai cori. Se il suo predecessore ha fatto breccia nei vostri cuori, sappiate che “Isle Of Hope” vi lascerà senza fiato, grazie ad una serie di brani splendidi, tra sogni, speranze, poesia ed energia. Da “Heartache”, ballatona che apre il disco, passando per “Reckless”, il rock’n’roll della scatenata “Pills & Liquor”, il gioiellino “Manatee River” e la malinconica “Winners Of War”, si ha davvero l’impressione che questa volta Duane  Betts abbia pubblicato la sua opera più intimista e personale, lasciando scorrere le emozioni che come uno tsunami travolgeranno anche chi avrà la fortuna di ascoltarlo.