I Sevendust sono dei sopravvissuti nel senso che, a distanza di trent’anni, la loro musica continua imperterrita a rimanere fedele a se stessa, anche se le mode cambiano e le scene si rinnovano come pelli di camaleonti musicali in un’era dove tutto è il contrario di tutto, anche nel rock. Il loro sound mantiene l’approccio alt metal degli esordi senza fatica e da una sagacia compositiva con ritmiche sincopate, melodie vocali radio frendly e un talento per un genere che, forse (dico forse), è ormai storia vecchia per molti. Considerati i cuginetti dei più mainstream Alter Bridge, con cui sono in tour praticamente sempre, la band torna con “One”, album che nulla aggiunge e nulla toglie ai quattordici lavori precedenti, sempre di buona qualità nel genere, onesti e sinceri fino al midollo, come dimostra il brano simbolo “Unbreakable”. Licenziato per la Napalm Records il nuovo album vede la band composta da Lajon Winterspoon alla voce, Clint Lowery alla chitarra, John Connolly alla chitarra, Vince Hornsby al basso e Morgan Rose alla batteria percorrere le strade dell’alternative rock/metal, non una novità per chi conosce la band di Atlanta anzi, una garanzia, perfetto esempio di come evolvendo ma cambiando pochissimo si riesca a mantenere un’attitudine e un approccio sempre gradito agli appassionati del genere. L’asso di cuori è sempre e comunque Lajon Winterspoon, cantante con più di un piede nel soul e per questo considerato uno dei più personali vocalist della scena new metal di ieri e di oggi. Senza sottolineare i brani meglio riusciti di un’opera di cui avrete già ascoltato ampiamente sul web, lascio appunto alla musica descrivere quello che i Sevendust targati 2026 hanno ancora da dire: sarà ancora una volta ottima musica rock.
