“A Volte Ritornano” non è solo l’ennesimo successo letterario del grande Stephen King, ma un detto che nel rock calza a pennello, soprattutto quando le band con un passato più o meno famoso, tornano sul mercato dopo decenni. È il caso dei southern rockers Brother Cane, autori negli anni Novanta di tre album considerati da molti come la nuova frontiera del genere, ma poi arenatisi tra le rive di torrenti sperduti in canyon di una frontiera selvaggia, dura, difficile. Oggi, dopo che il loro leader Damon Johnson ha avuto la benedizione della famiglia Lynyrd Skynyrd, tanto da diventare il sostituto del grande Gary Rossington in seno alla band, i Brother Cane tornano appunto dopo quasi trent’anni con un nuovo album: carino, ruffiano, perfetto per scalare classifiche e rubare cuori agli appassionati del rock americano 2.0. Diciamolo senza paura di essere smentiti, “Magnolia Medicine” è un buon album, più vicino all’approccio di gentaglia con cinturoni e cappello tipo Black Stone Cherry e, se mi si consente, The Georgia Thunderbolts, con chiari riferimenti agli Skynyrd. Il gruppo ha nei brani dove l’anima southern ritrova vigore i momenti migliori (“The Wolf On The Mountain” e “Prince Charming”, quest’ultima con ospiti del calibro di Johnny Van Zant e Ricky Medlocke), mentre nei brani più tirati e ruffiani esce una voglia spasmodica di tornare in classifica dopo i trionfi di fine anni Novanta. La band, come scritto, gira ancora una volta intorno al cantante e chitarrista Damon Johnson, con il ritorno del bassista Glenn Maxey, Jarred Pope alla batteria, Tony Higbee alla chitarra e Buck Johnson alle tastiere. “Magnolia Medicine è un buon album di southern rock moderno, magari dotato di meno impatto dei vecchi lavori ma pur sempre un prodotto lodevole.
