Con questo terzo album il quartetto dei veronesi Astrolabio gioca una partita tutta sua, è fuori da tutte le dinamiche attuali, non è rock, non è prog, ma nemmeno pop, non si getta via in un finto alternativo intellettualoide né sceglie la via della dissacrazione. Tuttavia i quattro astrolabi sono tutto questo e di più, e così in un rimestare di Area, Skiantos, Franco Califano e i Colosseum, ascoltiamo gemme purissime come “Prima della pubblicità”, “La dittatura delle cose”, “La fiera del luogo comune”, oppure “Grandi magazzini”, brani scritti con un ingegno fine, dove musica e parole convivino e si scambiano i ruoli d’importanza, senza mai sfiorare un solo attimo la banalità. E che gli Astrolabio siano di caratura superiore lo si evince anche ascoltando i dieci minuti che chiudono l’album, con “DIO (Decido Io, Ora)”, melodie stralunate e parole messe al servizio di un rock atipico, che diventano la cartina tornasole di un’ironia musicale ingegnosa e tagliente che, purtroppo, la musica di questi ultimi anni ha totalmente dimenticato. Abbiamo atteso dieci anni, ma ne è valsa la pena. Gli Astrolabio firmano, con una registrazione di qualità eccellente, un’altra opera irriverente, ironica e densa di significati, che alza il rock italiano a un livello altissimo, dove lo spettatore si trova in una regnatela di riferimenti ed è costretto a concentrarsi nell’ascolto, evitando di disperdere attenzione. Ed anche solo per questo, ma ci sono tanti altri motivi, “Una volta qui era tutta campagna pubblicitaria” ha vinto la sua sfida. Per giocare di ironia, sfruttando il titolo, punto su questo slogan: “In un mondo musicale dove tutti vogliono essere figli di successo dei talent, scegli di essere intelligente, scegli gli Astrolabio”.

Michele Antonelli: voce, chitarra, flauto traverso
Alessandro Pontone: batteria, cori
Paolo Iemmi, basso, voce, cori
Paolo Giberti: chitarre, cori
Ospiti:
Massimo Babbi: tastiere
Marco Ciscato: chitarre, post-produzioni