La band ligure Stramonia incarna una visione contemporanea e al contempo radicalissima del dark/gothic metal italiano e ha calcato il palco del pub Zi Pier di Rapallo nella notte di Halloween, regalando ai presenti uno spettacolo che si è rivelato ben più di un semplice concerto. Gli Stramonia hanno trasformato quello che poteva essere un evento marginale in un vero e proprio rituale sonoro e visivo, confermando una volta di più il valore di chi decide di restare fedele a una ricerca artistica genuina, rigorosa e senza compromessi.
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Chi sono gli Stramonia?
Prima di addentrarci nel racconto della serata, appare doveroso comprendere chi sia veramente questa band che, nel panorama del metal italiano, rappresenta un’anomalia consapevole. Gli Stramonia nascono dalla volontà di musicisti legati dal sangue e da una visione condivisa: quella di un metal che non rinuncia alla complessità compositiva e che ibrida influenze progressive con un approccio teatrale marcatamente caratterizzato. Roberto e Federico Arata (rispettivamente chitarra e voce) insieme a Jack e Nick Stiaccini in questo contesto (sezione ritmica composta anche qui da due fratelli) hanno costruito negli anni un repertorio sia live che in studio che non sceglie mai le vie facilitate.
Non quella di una ballata funestamente commerciale, non quella del breakdown appetibile, non quella del riff monolitico pensato per il consumo rapido. Quella che gli Stramonia praticano è una ricerca: quella di un linguaggio sonoro che attinge contemporaneamente ai flussi del metal estremo italiano, alle sensibilità del teatro dell’assurdo e a una precisa volontà di ibridazione con elementi d’atmosfera classica, quasi orchestrale. Il loro percorso, ancora tutto in costruzione, rappresenta una testimonianza di fedeltà estetica rara nel contesto contemporaneo, dove spesso la coerenza viene sacrificata per ragioni di mercato.
La serata di Halloween rappresenta da sempre una pietra miliare nella proposta degli Stramonia, un leit motif nella significativa carriera della band. In questo contesto non si è trattato di un’occasione per scivolare verso l’effimero, ma di una consapevole opportunità per trasformare il live specifico in un manifesto estetico. La dimensione live Stramonia si palesa qui in tutta la sua complessità, lontana anni luce dalla semplicità di facciata che caratterizza una certa fetta metal mainstream contemporaneo.
Lo spettacolo è contraddistinto da un design visivo che merita attenzione particolare: scenografie tetre, costruite con gusto da teatro circense dei tempi andati, permeate di quella che potrebbe definirsi una “sensibilità mellotronico-horror”. Non è l’horror disneyano, pulito, consumato fino all’overdose. È il teatro delle visioni oniriche, quello dove la macchinazione ragionata e quasi scientifica e la follia si incontrano in spazi indefiniti, quasi come se il pubblico non stesse guardando un palco, ma venisse risucchiato in una dimensione parallela dove le leggi estetiche seguono logiche proprie, ingovernabili.
Fondamentale risulta evidenziare la scelta di un kit di batteria ibrido, decisione che testimonia una ricerca consapevole da parte della sezione ritmica. Non è la mera ricerca della massima performance in decibel, ma l’uso strategico della tecnologia per ampliare le possibilità timbriche e arrangiative e nel contempo gestire l’acustica in un locale così peculiare.
Jack Stiaccini alla batteria (con questa configurazione innovativa) ha dimostrato una padronanza notevole del proprio strumento, scandendo le sezioni con precisione e, al contempo, con un ritmo poietico: non semplice marcatura metronomica, ma partecipazione organica ai flussi compositivi che la band sviluppa. Nick Stiaccini al basso costruisce linee che raramente si limitano al ruolo di supporto, tessendo frequentemente pattern ripetitivi ma mai monotoni, che dialogano costantemente con la struttura armonica proposta da Roberto Arata. Less is more, lo sappiamo tutti bene.
La scaletta della serata ha saputo miscelare intelligentemente brani cardine del repertorio della band con scelte specificamente calibrate per il contesto festivo-macabro di Halloween.
L’apertura affidata a THE 21 ST TRUMP rappresenta una scelta particolarmente significativa, dichiarazione programmatica di intenti. UNDER A DARK SKY e THE BLACK PHOENIX permettono ai presenti di immergersi progressivamente nella dimensione che gli Stramonia stanno costruendo. BUTTERFLIES IN FLAMES rappresenta uno dei brani più immediatamente accessibili del catalogo, pur mantenendo la complessità strutturale che contraddistingue la visione della band.
La sezione centrale della performance sviluppa ulteriormente l’immersione, con FOR WHAT IS RIGHT (brano che coniuga profondità meditativa a momenti di pura potenza sonora) e il sorprendente cover di REBEL YELL (Billy Idol), scelta che testimonia come gli Stramonia sappiano maneggiare il linguaggio dell’arena rock senza rinunciare alla propria identità.
TRAGIC LOVE e MR. GOODMORNING costituiscono il cuore emotivo della performance, momenti dove la teatralità cede il passo a una vulnerabilità compositiva raramente incontrata nel metal contemporaneo. PET SEMATARY (tributo a Stephen King o ai Ramones? Chissà…) rappresenta la perfetta applicazione dell’estetica horror al contesto di una performance metal, mentre THE CREATURES e MY REIGN permettono ai musicisti di dimostrare ancora una volta la propria padronanza tecnica.
TELL ME PRIEST e THE LORD chiudono la sezione principale con momenti di assoluta densità emotiva, brani dove Federico Arata dimostra una capacità vocale stratificata, capace di passare da tonalità introspettive a espressioni di pura catarsi sonora.
L’encore finale si dipana attraverso una trilogia conclusiva di sorprendente potenza: una doverosa cover di PARANOID (Black Sabbath) suona quasi come una dichiarazione di appartenenza genealogica, EL CHUPACABRA riporta il pubblico ai flussi più direttamente metal della band che profumano di sud America e ottoni, mentre NWO chiude la serata con un’affermazione di visione contemporanea, quasi a suggerire che le logiche di controllo e di ordine globale rappresentano il vero nemico, ben al di là di qualsiasi iconografia sovrannaturale.
Elemento fondamentale da sottolineare è il ruolo giocato dal pubblico presente. Una folla consapevole, composta prevalentemente da fan storici della band e anche nuovi simpatizzanti, tutti consapevolmente vestiti a tema Halloween. La comparsa di una copia di Cristo tra il pubblico (sì, si parla di abbigliamento e non di teologia) ha conferito a tutta la serata un’aura surreale, quasi teatrale: il concerto si è trasformato in un happening dove i confini tra performer e audience risultavano volutamente sfumati.
Tornando all’aspetto umano della questione: due coppie di fratelli sul palco hanno saputo tessere una sinergia rara nel metal contemporaneo. La fratellanza biologica non è garanzia di comunione artistica, ma nel caso degli Stramonia ha rappresentato il fondamento di una comunicazione musicale immediata, quasi telepatica. Gli Arata e gli Stiaccini hanno dato vita a uno spettacolo dove le transizioni arrangiative, i cambi di ritmo, le scansioni del dinamismo sonoro apparivano naturali, organici, mai forzati. È la qualità di chi ha costruito anni di comunicazione silenziosa, quella che permette a musicisti di anticiparsi, di dialogare senza necessità di sguardi espliciti.
Restituire dignità al racconto degli Stramonia significa ammettere una realtà oggettiva: nel contesto del metal italiano contemporaneo, la coerenza estetica è una risorsa rara. Troppo spesso band di talento indiscusso rinunciano ai propri principi compositivi per inseguire ingaggi su palchi prestigiosi, per intavolare negoziazioni commerciali che inevitabilmente portano a compromessi stilistici. Gli Stramonia rappresentano l’antitesi di questa logica.
Tuttavia, è legittimo e doveroso nutrire una speranza: che i palchi più blasonati del territorio (e perché no, del contesto musicale italiano più ampio) riconoscano il valore intrinseco di questa ricerca, che decidano di dare spazio a musicisti che non rinunciano alla complessità, che mantengono una visione progettuale rigorosa anche quando ciò comporta resistenza commerciale. La serata allo Zi Pier di Rapallo rappresenta una prova tangibile di merito artistico. Gli Stramonia meritano di essere ascoltati in contesti dove la propria ricerca possa trovare audience consapevoli, palchi dove la profondità compositiva e la teatralità visiva possano dispiegarsi nella loro interezza.
Il metal italiano ha bisogno di band come loro: non di una semplice merce sonora, ma di artisti che praticano una vera e propria sfida al conformismo estetico. La notte di Halloween al Zi Pier non è stata soltanto un concerto memorabile, bensì un fulgido esempio resistenza artistica, una testimonianza che il contemporaneo non equivale al compromesso. Gli Stramonia continuino pertanto a mietere terrore con il fuoco di questa coerenza. I palchi più blasonati presto li chiameranno.
