Il 1965, i Beatles e il record di pubblico. E quelli che vennero dopo

Se fino ad ora, in questo viaggio sui palchi storici del rock, ci siamo occupati di locali, teatri, ballroom, location di dimensioni ridotte che caratterizzavano l’offerta al pubblico negli anni ’60, stavolta facciamo un’eccezione e trattiamo di una location grande, enorme per l’epoca in cui diventò teatro della sua prima esibizione musicale.

Lo Shea Stadium di New York è universalmente famoso per aver ospitato i Beatles il 15 agosto del 1965, per un concerto che rimase un record per diversi anni e che comunque era assolutamente fuori scala per la sua epoca, durante la quale si suonava davanti a centinaia di persone, a volte qualche migliaio.

Ma lo Shea Stadium non è celebre solo per quel concerto, come vedremo.

Però prima di addentrarci, è bene ricordare che l’impianto fino a quel momento non era stato assolutamente pensato per la musica.

La casa dei Mets

Lo stadio venne costruito a Flushing Meadows, nella zona del Queens, a partire dal 1961, in seguito alla manifesta esigenza di avere un nuovo impianto per il baseball. Già nel 1940 i Brooklyn Dodgers avevano chiesto una nuova sede che sostituisse il vecchio Ebbets Field. Ma la città di New York non trovò mai un accordo con la proprietà del team, che nel 1957 decise di trasferire il franchise a Los Angeles. A stretto giro anche i New York Giants (quelli del baseball, non quelli del football) si trasferirono in California (a San Francisco) per lo stesso motivo, la mancanza di un impianto dove giocare con un’affluenza di pubblico sufficiente.

Rimasta con i soli New York Yankees (che avevano il loro Yankee Stadium) la città di New York cercò un altro team interessato a giocare da quelle parti e lo trovò, grazie a un avvocato, William Shea, nella squadra emergente dei Mets, a cui finalmente venne promesso uno stadio. Poichè per la legge l’amministrazione cittadina non poteva pagare direttamente per questo tipo di opera, venne trovato un accordo di affitto trentennale con i Mets, per un totale da pagare di 9 milioni di dollari. Con questo stratagemma la città di New York potè emettere i bond necessari a finanziare lo stadio, che venne costruito in 29 mesi, durante i quali i poveri Mets furono costretti a giocare nei campi da Polo di Manhattan.

Però poi quando lo stadio, intitolato a Willliam Shea, aprì i battenti il 17 aprile 1964, fu un successo clamoroso: l’impianto, che poteva ospitare 55.600 persone, era un gioiello e i Mets, pur arrivando ultimi quell’anno, raccolsero un entusiasmo che li portò a totalizzare alla fine della stagione 1,7 milioni di spettatori, 400mila in più degli Yankees che vinsero il campionato.

Per essere poi precisi, anche le squadre di football newyorchesi, i Giants ne i Jets, giocarono allo Shea, ma poi i Giants si trasferirono in New Jersey e i Jets, che si scontravano spesso con le esigenze di calendario dei titolari dell’impianto, i Mets, li seguirono qualche anno dopo.

La musica

Venendo a quello che ci interessa, moltissimi artisti e band hanno suonato allo Shea Stadium, ma davvero non si può prescindere dal primo concerto rock ospitato dall’impianto. Perchè quel 15 agosto del 1965 è fuori scala, fuori da ogni tempo e da ogni logica. La storia è piuttosto nota: i Beatles che avevano trionfato negli Usa l’anno prima dopo l’Ed Sullivan Show, tornarono in America anche nel 1965 dopo un giro del mondo impressionante. Le richieste di biglietti erano così tante che non sarebbe bastato un abnorme numero di date per soddisfarle tutte. Fino a quel momento avevano suonato in arene e teatri, anche molto grandi. Ma nessuno aveva mai pensato fino a quel momento di suonare in uno stadio.

Gli organizzatori del tour, che già doveva contare diciassette concerti in dieci città, pensarono di soddisfare la fame di biglietti in quel modo. E riempirono le Shea: 55mila persone sulle tribune, prato quasi completamente vuoto e palco nel mezzo del campo da gioco, lontanissimo dal pubblico. I Beatles, che già non riuscivano a farsi sentire a causa delle urla nei teatri, ebbero dalla Vox i primi amplificatori da 100 watt (fino ad allora li usavano da 30): per fare una proporzione un concerto rock odierno in uno stadio di watt ne usa 80mila e il Modena Park di Vasco Rossi arrivò a 750mila.

Oltre ai loro amplificatori, il suono veniva diffuso attraverso l’impianto audio dello stadio, quello usato normalmente per gli annunci agli spettatori. Facile quindi capire che la qualità del suono non poteva essere accettabile e che di fatto nessuno sentiva i Beatles in quella bolgia.

“Non ho mai pensato – racconta Ringo – che la gente venisse ai concerti per ascoltarci. Veniva per vedere noi. A partire dall’entrata in scena, il volume delle urla sovrastò qualsiasi altra cosa”.

“Fu un bene – aggiunge Paul – perché se andavamo fuori ritmo o non azzeccavamo la nota giusta nessuno se ne accorgeva. Contava solo l’atmosfera del momento”.

I Beatles arrivarono di corsa, con quattro completi beige con una stella da sceriffo, suonarono un set da 12 canzoni per circa 30 minuti e poi via verso una limousine che direttamente dal campo li portò all’uscita.

Per i quattro fu comunque un gran divertimento, come si vede dal video del concerto, girato su richiesta di Brian Epstein. Il più folle è John che, consapevole di non essere sentito, suona l’organo coi gomiti o mette i piedi sulla tastiera.

“Imitavo Jerry Lee – spiega John – lo facevo per scherzo, per l’entusiasmo di quel concerto che, ci dissero, era il più grande mai realizzato all’epoca”.

Billy Joel e Paul McCartney se la spassano allo Shea Stadium!

Non solo Beatles

Detto in conclusione che due delle spettatrici di quello show, Linda Eastman e Barbara Bach, arriveranno alla fine a sposare due dei quattro (Linda con Paul e Barbara con Ringo), torniamo allo Shea. Quel concerto era prima del tempo (i grandi raduni, con un’amplificazione che nel frattempo aveva fatto passi da gigante, arriveranno solo nel 1968 con Monterey e l’uso ricorrente degli stadi dagli anni ’70), ma va detto che aprì la porta a tanti altri.

Il record dei Beatles tenne duro a lungo. I Grand Funk Railroad superarono i Fab Four allo Shea nel 1971 non tanto per le presenze (più o meno equivalenti), quanto per la velocità con cui i biglietti furono venduti.

Il concerto dello Shea rimase sempre il convitato di pietra di ogni altro grande rock show finché l’affluenza venne battuta veramente, non qui ma nello stadio di Tampa, in Florida, quando i Led Zeppelin, ben otto anni dopo, superarono finalmente il record di affluenza di pubblico richiamando 56.800 persone, appena 1200 in più di quel 1965, tanto per dare ancora una volta la sproporzione di quel primo evento.

Lo Shea ospitò tanti altri grandi concerti, alcuni memorabili: i Jethro Tull con opening act Robin Trower nel 1976; gli Who con i Clash e David Johansen ad aprire nel 1982; Simon & Garfunkel nel 1983.

Altro momento epocale, sempre nel 1983, il concerto dei Police, davanti a una folla di 70mila persone (ormai la capienza era stata modificata usando anche il prato). Sting sentiva ancora evidentemente lo spirito di quella prima volta e lo disse: “Vorremmo ringraziare i Beatles per averci prestato il loro stadio”. Ricordando quella esibizione dirà poi “è stato come suonare sulla cima dell’Everest”, affermazione non tanto differente da quella che aveva fatto Lennon all’epoca: “Allo Shea Stadium ho visto la cima della montagna”.

Finale

Ancora allo Shea suonarono i Rolling Stones per sei sere consecutive nel 1989, Elton John ed Eric Clapton furono qui nel 1992. Anche il Boss, Bruce Springsteen, che non ci aveva mai suonato, spuntò anche questa casella nel 2003, per tre concerti alla fine del Rising Tour, l’ultimo dei quali vide come ospite sul palco Bob Dylan per una speciale “Highway 61 revisited”.

E poi arrivò anche il momento di dire addio allo Shea Stadium: il 16 e 18 giugno 2008, Paul Mc Cartney tornò sul “luogo del delitto” salendo sul palco di Billy Joel per celebrare l’ultima volta dello storico impianto: “Last Play At The Shea” fu il nome dello show, e poi anche del video che ne venne ricavato, al quale parteciparono come ospiti nientemeno che Roger Daltrey, Tony Bennett, Don Henley, John Mayer, John Mellencamp, Garth Brooks e Steven Tyler. Il concerto finì con una versione corale di “Let It Be”.

Curiosità fra le curiosità: Pete Flynn era uno degli inservienti allo Shea Stadium, che portò i Beatles dal palco al gate di uscita a fine concerto nel 1965; 43 anni dopo lo stesso Flynn  accompagnò Paul dall’ingresso al palco per l’ultimo show.

Nel 2009 lo Shea fu demolito e lasciò il posto a un parcheggio.

Curiosità

Lo Shea è così popolare nella cultura americana, da essere comparso nella serie Batman del 1966-68, nel comic Marvel dedicato al matrimonio fra Spider Man e Mary Jane Watson; nel film “Men In Black” (durante una partita dei Mets), nei film “Bang The Drum Slowly” con Robert De Niro, “The Wiz” e “Two Weeks Notice”.

Inoltre ha avuto l’onore di essere distrutto da Godzilla in una serie dedicata al re dei mostri e compare in un celebre videogame, “Driver: Parallel Lines”.

Infine (non per fiction ma per davvero) ha ospitato anche Papa Giovanni Paolo II nel 1979. Anche lui battè i Beatles portando allo Shea 60mila persone.

Su disco

Il concerto di The Who e dei Clash che aprirono per loro è stato pubblicato ufficialmente dalle due band: quello di Townshend e soci è un doppio cd uscito nel 2024; quello di Strummer e band è molto più famoso e la pubblicazione risale al 2008.

Anche Billy Joel ha dato alle stampe il doppio live dell’ultima volta allo Shea, nel 2011, pubblicato dalla Sony. Fra le altre uscite ufficiali live allo Shea Stadium, la band post punk dei Desaparecidos nel 2022.

Non fu mai pubblicato su cd invece lo storico concerto dei Beatles, che esiste solo nella versione video, proposta a spezzoni più volte, nella Beatles Anthology, per esempio, e anche in “Eight Days A Week” il film a loro dedicato da Ron Howard.

Il video commissionato da Epstein per documentare l’evento si avvaleva di 12 telecamere, alcune puntate sul pubblico che rendono l’idea del fanatismo a volte impressionante intorno ai Fab Four. Dei dodici pezzi suonati, “Twist and Shout”, “She’s a Woman”, “I Feel Fine”, “Dizzy Miss Lizzy”, “Ticket to Ride”, “Everybody’s Trying to Be My Baby”, “Can’t Buy Me Love”, “Baby’s in Black”, “Act Naturally”, “A Hard Day’s Night”, “Help!” e “I’m Down”, due (“Everybody’s…” e “She’s A Woman”) non vennero incluse perché mancate a causa del cambio di bobina; alcune altre vennero sistemate in studio con nuove parti di basso e con l’organo reinciso da John per “I’m Down” (che sul palco aveva suonato coi gomiti). “Help!” e “I Feel Fine” vennero completamente risuonate in studio in sincrono con il video.

Anche se le discografie e videografie ufficiali dicono che non esiste una pubblicazione integrale del film che venne realizzato (e mandato in diversi cinema) sul concerto dei Beatles, in realtà è facilmente reperibile: per esempio nel 1991 la De Agostini lo pubblicò in Vhs come allegato alla sua raccolta “Il Grande Rock”. Lo trovate facilmente anche su Ebay a 4, 5, 10 euro al massimo. Se avete ancora un videoregistratore, vi godrete tutto, dalla preparazione del concerto, all’arrivo dei Beatles in elicottero, stralci di tutte le esibizioni che precedettero la loro, l’introduzione di Ed Sullivan e tutte le canzoni.

Della stessa serie “Le case della musica”:

Hollywood Bowl

Rainbow

Marquee