Due anni fa avevamo già parlato dei Creeper in termini entusiastici, sottolineando la qualità dei loro album e il crescendo qualitativo degli stessi, partendo dal gothic punk dell’esordio “Eternity In Your Arms”, passando per il gothic glam di “Sex, Death & Infinite Void”, per arrivare a “Sanguivore” (clicca sul link colorato per leggerne la recensione) che, alle caratteristiche esibite in precedenza, aggiungeva una ricchezza compositiva capace di far emergere, tra gli altri, la teatralità di Meat Loaf, l’intimità di Lou Reed, la classe di Bowie e The Cult, ma pure la sfrontatezza degli Hanoi Rocks.

Tutto talmente bello da dubitare che sarebbero riusciti a fare meglio, invece…

Già, perché il nuovo “Sanguivore II: Mistress Of Death”, come si evince dal titolo, vuole sicuramente porsi come la continuazione del precedente, cui aggiungere un ulteriore scatto di livello e incentrando il concept intorno ad una storia di vampiri nel periodo in cui il movimento conservatore denominato P.M.R.C., col suo “Parental advisory explicit content”, promuoveva un’assidua campagna contro il satanismo nell’hard’n’heavy, mettendo sotto accusa mostri sacri come Judas Priest, Iron Maiden, Ozzy Osbourne, W.A.S.P.,…contribuendo, suo malgrado, a decretare il periodo di più grande successo commerciale del rock duro!

L’ambizione dei Creeper è testimoniata pure da un ospite eloquente per comprenderne l’anima: Patricia Morrison, bassista, cantante e autrice americana, emersa con i favolosi The Gun Club, per poi offrire i suoi servigi anche ai The Damned del marito Dave Vanian e ai The Sisters Of Mercy, in particolare nel capolavoro “Floodland”.

Questa lieson si estrinseca nella stupenda intro, “A shadow stirs”, cui il reading di Patricia dona ulteriore solennità, aprendo a “Mistress of death” che, alla consueta propensione gotica, aggiunge un’indole di energico heavy rock che sottolinea come Alice Cooper non possa essere escluso dal mix di influenze.

La verve hardeggiante continua pure su “Blood magick (It’s a ritual)”, il cui coro, come nel brano precedente, ostenta l’innata capacità di scrivere hit.

Headstones” conferma la necessità di impatto e la vena cooperiana viene condita con una potenza alla Mötley Crüe di “Shout At The Devil”, esibendo un refrain contagioso e un ottimo assolo di chitarra.

Le tipiche pulsazioni darkwave trovano soddisfazione prima con “Prey for the Night”, ornata da un altro ritornello killer, e poi con “Daydreaming in the dark”, in cui l’esplosione corale del West Wiltshire Orphans Choir descrive come si possa sognare ad occhi aperti nel buio.

Ritorno alla ruvidità con “Parasite”, senza però perdere un grammo dell’attitudine a restare nella testa.

“Razorwire” è un brano superlativo che all’atmosfera gotica aggiunge un afflato blues’n’soul, impreziosito pure dalla presenza del fantastico sax di Joseph Ghast e dalla prestazione vocale di Hannah Greenwood, cui viene affidato il ruolo di lead vocals.

Il breve intermezzo di “From the depths below” conduce a “The black house” che si muove sulla strada tracciata dai The Sisters Of Mercy e dai The Damned più gotici, mentre la coralità è Creeper al cento per cento.

Il connubio hard e dark di “The crimson bride” è perfetto per anticipare “Pavor nocturnus”, il brano finale con i suoi oltre sei minuti di magia pura e oscura, in cui l’alternanza tra la voce profonda di William, quella ammaliante di Hannah e i cori maestosi ammantano di fascino arcano, mentre sapienti tocchi di piano e assoli ispirati predispongono al sigillo finale del recitativo di Patricia Morrison.

Si conclude alla grande un nuovo splendido album per i Creeper, col quale confermano di essere una vera e propria macchina da hit, componendo brani che trovano immediatamente il loro posto nella memoria, seppur senza mai risultare banali.

Formazione:

William Von Ghould – voce

Ian Miles – chitarre

Lawrie Pattison – chitarre

Sean Scott – basso

Hannah Greenwood – tastiere e voce

Jake Fogarty – batteria

Ospiti:

Chantal Lewis-Brown – voce

Joseph Ghast – sassofono

Tom Dalgety – synth, chitarre e tastiere

West Wiltshire Orphans Choir – coro su 6

Patricia Morrison – recitato su 1 e 12

Tracce:

  1. A shadow stirs
  2. Mistress of death
  3. Blood magick (it’s a ritual)
  4. Headstones
  5. Prey for the night
  6. Daydreaming in the dark
  7. Parasite
  8. Razorwire
  9. From the depths below
  10. The black house
  11. The crimson bride
  12. Pavor nocturnus