Di rock e di blues in arrivo da tutto il mondo ve ne parliamo in abbondanza qui a Back In Rock, ma oggi finalmente ci concentriamo su un musicista nostrano, il bravissimo Simone Galassi.

Chitarrista/cantante, da tre decenni in giro per i palchi dove si suona del rock blues in Italia e all’estero, il nostro Simone arriva al debutto con un suo album di brani originali, ispirati al rock degli anni d’oro.

Il decennio che va dalla fine degli anni ‘60 a quello successivo, viene rigirato come un calzino dal nostro guitar hero, un vero portento alla chitarra, discepolo di una manciata di eroi che fecero la differenza in quell’epoca aurea per la storia del rock.

Simone non ci fa mancare niente, nel suo background convivono (come il genere dovrebbe sempre insegnare) blues, funky e quel rock duro che molte volte viene mal interpretato ai giorni nostri, ma che nasce e cresce tra le trame di brani come quelli scritti dal musicista modenese.

Conosciuto anche per i suoi concerti tributo al grande Rory Gallagher, un concentrato di influenze che vanno da Hendrix a Jimmy Page, passando per Frank Marino ed Eric Clapton, Galassi in questo primo bellissimo lavoro, mette in campo tutte le sue ispirazioni ed influenze e ci regala una raccolta di brani travolgente, dove i generi elencati in precedenza amoreggiano nello spartito di piccoli gioielli blues/funky/rock come il singolo “I Have To Tell You” o l’opener “These Chains” che, a parti invertite, aprono l’album.

Accompagnato dal polistrumentista Carlo Poddighe, impegnato ad assecondare chitarra e voce con una performance che lo vede al basso, alla batteria, alle tastiere, al piano Wurtlizel e al clavinet, Simone dà vita ad un disco che non ha cedimenti di sorta.

L’apertura di “I’ll Never” (che al sottoscritto ha ricordato la struttura ritmica di “Immigrant Song” degli “Zep”), il funk rock rubato da qualche locale malfamato di una fumosa New York anni settanta, il blues sanguigno ed emozionate di “Since You’re Gone” e la chiusura potentissima di “Hazi Nights” brano che omaggia gli anni novanta e in particolar modo gli Alice In Chains, senza dimenticare “I Have To Hell You”, sono una manciata di buoni motivi per non fare i soliti esterofili quando si tratta di rock’n’roll e non farvi scappare questo bellissimo lavoro.