Quando il percorso di un artista musicale si protrae per molti anni, c’è il rischio che parte del materiale prodotto nelle prime fasi della carriera venga dimenticata appena dopo la sua uscita, specie se non ha incontrato il favore del pubblico. La scelta di recuperare questo materiale – altrimenti destinato a diventare oggetto di pura ambizione collezionistica – per migliorarlo con le sopraggiunte e rinnovate tecniche di produzione e riproporlo nel catalogo di un artista risulta essere una scelta assai interessate, se essa non è dettata da mere necessità commerciali.
E tale manovra assume ancor più valore se l’artista in questione è una band, che nel corso degli anni ha subito molti cambi di formazione e di direzione stilistica. È il caso dei Big Big Train e (leggi la recensione di “The Likes Of Us”)della ristampa di “Bard”, album pubblicato nel 2002 e ora reso di nuovo disponibile (in cd, vinile e sulla piattaforma Bandcamp) grazie al lavoro di Rob Aubrey. L’unico membro attuale della band presente anche allora è Gregory Spawton, cofondatore dei Big Big Train e autore dei testi e di (quasi) tutte le musiche di “Bard”.
Il disco è, nel complesso, un lavoro pregevole: potrebbe definirsi un esempio di soft-prog tanto legato alla tradizione sinfonica settantiana quanto coerente con il clima musicale in ambito prog e pop-rock dei primi anni 2000. In tutte le tracce regna un’atmosfera morbida e delicata, che lascia la sua impronta anche nei momenti di maggior vigore strumentale. Il brano di apertura, “The Last English King”, coinvolge fin da subito grazie allo strumming ben ritmato della chitarra acustica, che sostiene la struttura di tutta la canzone. L’alternanza equilibrata tra sezioni ritmiche e sezioni melodiche caratterizza i due pezzi più lunghi dell’ellepì, “Broken English” (14 min.) e “For Winter” (16 min.), capaci di scorrere piacevolmente dall’inizio alla fine e di toccare alcuni momenti di emozionante (eppur misurata) drammaticità.
Il resto dell’album prevede alcune ballate rock in stile più classico – “This Is Where We Came In”, “Blacksmithing”, “Love Is Her Thing”, “A Short Visit To Earth” – separate da brevi intermezzi strumentali – “Harold Rex Interfectus Est”, “Malfosse”, “How The Earth From This Place Has Power Over Fire” – che culminano negli otto minuti di “A Long Finish”, un riassunto dei diversi temi musicali affrontati in tutta l’opera. La ristampa di “Bard” include la traccia bonus “Headlands” (scartata ai tempi della prima pubblicazione del disco) e la versione live di “The Last English King”, proposta dalla band nel tour dell’autunno 2024.
La ristampa di “Bard” segna, sotto diversi aspetti, un evento importante per i Big Big Train. Anzitutto, ai seguaci della band è data la possibilità di fruire di ‘nuovo’ materiale musicale, nuovo in quanto riscoperto e sottratto all’oblio. Questa iniziativa discografica, però, dovrebbe stimolare nel critico musicale certe riflessioni di carattere non più estetico, bensì storico, circa l’approccio di un certo artista verso la propria storia musicale. Come mai recuperare un album registrato più di 20 anni fa e riproporlo adesso, quando quasi tutti i musicisti che parteciparono al progetto di allora non fanno più parte della band? Senz’altro si tratta di una scelta che segna la volontà da parte dei Big Big Train – in particolare di Spawton, unico elemento di continuità nella formazione – di guardare con consapevolezza al proprio passato, per osservare come è cambiato nel tempo il proprio modo di fare musica. E si registra una tendenza sempre maggiore negli artisti di oggi a voler organizzare il proprio repertorio con un’attenzione quasi archivistica (tramite ristampe, interviste, documentari ecc.), al fine di lasciare ai posteri (studiosi e ascoltatori) un quadro più completo sulla vicenda musicale degli artisti stessi. Critici e recensori del futuro, riunitevi!
P.S. Segnalo che in parallelo con la ristampa di “Bard” i Big Big Train hanno pubblicato anche “Scop”, un EP contenente le demo di alcuni brani poi entrati a far parte dell’album, eccezion fatta per “Her Words”, “British Racing Green” e “The Sundial”, quest’ultima nuovamente registrata da Spawton insieme ad Alberto Bravin e Nick D’Virgilio, membri attuali dei Big Big Train.
