Avevo già parlato dei Ghost a metà 2024 in occasione dell’uscita di “Rite Here Rite Now”, la colonna sonora del loro film documentario e invito i lettori a cliccare sul titolo per saperne di più.

Ormai le uscite dei nuovi album di questa grande band sono degli eventi che suscitano attesa e stimolano attenzione di orde sempre più numerose di fans, oltre che dei fisiologici haters che non capiscono l’importanza di avere un’entità attuale che di fatto suona heavy rock smuovendo un pubblico variegato e suddiviso in diverse generazioni.

Il leader Tobias Forge, oltre a essere un appassionato collezionista e grande conoscitore del rock in molte delle sue accezioni, dal prog al metal, dal gothic all’hard, con una particolare predilezione per il dark sound italiano e per i Death SS (a breve su queste pagine), è sicuramente un genio: dal punto di vista musicale ha una straordinaria capacità di proporre hit, mentre da quello imprenditoriale ha saputo fare tutti i passi giusti per far diventare i Ghost un fenomeno assoluto in campo heavy rock.

La  pubblicazione di “Skeletá” anticipata dall’uscita graduale dei tre singoli, le ambientazioni collegate e un ritocco nell’immagine facevano presupporre ad un ritorno verso lidi più oscuri e grandguignoleschi nello stile dei primi lavori e, invece, ci sorprende presentandoci un album perfetto, ricco di canzoni azzeccate che mirano ad aumentarne esponenzialmente il mainstream… talmente geniale che si potrebbe pensare che sia stata pure programmata la coincidenza tra il consueto cambio del Papa Emeritus ghostiano e la sede vacante di capo della Chiesa cristiana a seguito della morte di Francesco I… prima di incorrere in strali e scomuniche, sottolineo che la mia è una battuta che non vuole offendere, ma solo sdrammatizzare.

L’album è aperto dai tre singoli: “Peacefield”, col suo maestoso coro iniziale e un refrain da applausi; “Lachryma”, i cui riff ruvidi e atmosfere oscure sono adornati da un ritornello dirompente; “Satanized”, il primo uscito, col suo splendido giro di chitarra iniziale e la sua struttura heavy.

Il ruolo della power ballad è interpretato degnamente da “Guiding lights” che regala anche un assolo top.

Dopo il momento di calma, tocca alla dinamica “De profundis borealis” alzare i giri del motore e spianare la strada a “Cenotaph”, capace di fondere le due anime che hanno caratterizzato la carriera dei Ghost, quella heavy dark dei primi album e quella mainstream degli ultimi, in un brano eccellente.

“Missilia amori” è un mid-tempo che ha nel coro la parte migliore, seppur in un contesto più ordinario.

L’accoppiata “Marks of the evil one” e “Umbra” costituisce il vertice dell’album: la prima grazie alle sue ambientazioni maestose, sia in fase strumentale sia in quella corale; mentre la seconda è contestualmente dinamica, accattivante e vede le tastiere protagoniste, in particolare con un grande organo.

L’album si chiude con “Excelsis”, altra ballad che però non suscita il pathos della precedente.

Ancora un centro per i Ghost che con il sesto album in studio “Skeletá” sono destinati ad aumentare la loro popolarità, avendo creato un compendio di brani ad hoc per essere suonati e cantati dal vivo.

Tracklist

  1. Peacefield
  2. Lachryma
  3. Satanized
  4. Guiding lights
  5. De profundis borealis
  6. Cenotaph
  7. Missilia amori
  8. Marks of the evil one
  9. Umbra
  10. Excelsis