Macaia. Una macaia di quelle incredibili, di quelle che ti si appiccicano addosso e non se ne vanno più, con un cielo velato di grigio che nulla di buono lasciava presagire. Eppure, appena finito da lavoro, non ho aspettato un secondo di troppo: cambio d’abito al volo e via, verso la location del Porto Metal Fest 2026. Location che, grazie allincontrto provvidenziale di un amico, scopro non essere più quella dove avevo incontrato i Carcass. “Ma dove cazzo stai andando? Guarda che la posizione è un’altra”. Ecco, salvato in corner.
Il tempo di capire dove diavolo si trovasse il posto giusto, un po’ di convenevoli con l’organizzazione, e resta persino lo spazio per rinfrescarsi. In un bar poco distante incontro Andy Panigada dei Bulldozer e la sua consorte, e già lì capisci che di lì a poche ore si sarebbe consumata, a mio avviso, una delle serate più interessanti degli ultimi dieci anni. Recuperate le forze e un gustoso piatto di tagliolini, ci avviamo verso l’ingresso del Porto Metal Fest 2026.
Il primo protagonista del Porto Metal Fest è il pubblico
L’atmosfera del Porto Metal Fest è palpabilmente emozionata. C’è gente arrivata da tutta Italia e, se la memoria non mi inganna, anche da parecchio più lontano: giapponesi, nordeuropei, addirittura qualcuno dalla Russia. Un pubblico variegato, acceso, incurante di temperature a dir poco stellari, che aveva davvero bisogno di godersi la scena e questa situazione, e lo ha fatto nella maniera più vera, più rispettosa e più bella possibile.
Si può tranquillamente dire che i primi protagonisti di questa serata siano state le persone del pubblico. A loro, che troppo spesso vengono liquidate con frasi del tipo “tanto non si muove nessuno, non c’è supporto, eccetera eccetera”, va un plauso sincero: hanno deciso di esserci e hanno fatto la differenza.




















Passando alle band, quattro nomi in cartellone. Una scelta saggia, che ha consentito a ognuno di avere una scaletta degna di questo nome, con la giusta durata e la giusta espressività.
Crimson Dawn, il vino che migliora col tempo
A scaldare l’ambiente del Porto Metal Fest ci pensano i Crimson Dawn che, superata qualche piccola difficoltà tecnica sul palco, dimostrano come la loro esperienza e la loro natura si possano paragonare al valore di un vino che con gli anni acquista sfaccettature nuove, note che prima non sentivi. Si percepisce un collante che cresce, una coesione incredibile, e soprattutto la capacità di coinvolgere un pubblico pur appartenendo a un segmento stilistico che di semplice ha ben poco. Invece le persone si sono lasciate andare, si sono lasciate trascinare dal carisma del cantante Claudio e dalla sua presenza scenica, supportato dalla voce celeste della moglie sul palco. Una famiglia nel vero senso della parola.
Nota assolutamente doverosa per le tastiere di Lele Triton, che portano il tutto in una direzione astrale. Probabilmente qui pecco di soggettività, visto che il tastierista lo faccio anche io e mi lascio influenzare, ma alla fine siamo umani, no?









Linda Dell, il Virgilio della serata
Nel contesto dei cambi palco entra in gioco Linda Dell, portavoce e conduttrice del festival, già incontrata in tante altre occasioni. Fa un po’ da Virgilio in questo viaggio non semplicissimo contro le temperature stellari, intervallando momenti di chiacchiere e familiarità con le band. Un modo intelligente per far scaricare l’adrenalina e avvicinare ulteriormente il pubblico a chi sta sul palco del Porto Metal Fest.

Vanexa, dal 1978 con precisione chirurgica
Mentre tutto questo si porta avanti, i Vanexa si apprestano a salire sul palco. La loro esibizione è qualcosa di straordinario, perché va a pescare dalle origini del gruppo, con brani che risalgono addirittura al 1978. A loro detta, all’epoca c’erano due strade: la droga o il catechismo. Loro hanno cominciato a fare heavy metal, e ne portano testimonianza con un pezzo che già allora veniva indicato come precursore di uno speed metal che di fatto non esisteva ancora.
Aneddoti a parte, la prestazione della band è impeccabile sotto ogni punto di vista. Duelli di chitarra con un sottotesto amicale evidente, una batteria che tiene tutto in piedi con precisione e cattiveria, e la voce di Ranfai, una delle più straordinarie che abbiamo sul territorio rock e metal. Il tutto condito da un ingrediente che vale quanto le note: l’umiltà e la capacità di rapportarsi con le persone. Molti di quelli che gironzolano nell’ambiente sentendosi un po’ superiori dovrebbero prendere un taccuino, fare ammenda e ricordarsi come ci si sta, sul palco e sotto.
E poi c’è il pubblico, dove gli incontri importanti si sono sprecati: dai promotori del festival ad artisti di varia caratura, tra cui alcuni membri de Il Segno del Comando, presenti sul posto, insieme ad un inaspettato summit di parte dei Death SS nelle persone di Freddy Delirio e Jessy Juno e l’incontro con Giulia Scardina e Domenico Lotito de La Stanza Delle Maschere. Una meraviglia indiscussa, diciamo la verità, quando in questi scenari si palesano artisti e personalità di spicco.
Durante il cambio palco salgono gli ExpiatoriA, invitati da Linda per un’intervista conoscitiva in cui raccontano le proprie gesta e i piani per il futuro, compresa la loro partecipazione al Suspiria Metal Fest del 12 settembre e gli imminenti impegni live. I ragazzi giocano in casa, sono conosciuti e apprezzati, e il pubblico dimostra di gradire.










Sadist, maestria e classe fuori scala
Al termine dell’intervista arriva il momento che molti aspettavano. Salgono i Sadist, e lo fanno portando uno show speciale nel vero senso della parola. Al di là dell’indiscussa e consolidata capacità esecutiva, sicuramente giocare in casa è un vantaggio, ma loro di incentivi non ne hanno bisogno: vanno e sanno esattamente cosa stanno facendo.
Uno show dedicato a Tribe e ad altre perle, tra cui un progetto rimasto in sospeso per anni e finalmente portato a termine, legato alla memoria dello storico bassista dei Detestor che ha lasciato questo mondo. Portarlo sul palco è stato un gesto che ha lasciato il segno. Impossibile non restare affascinati dalla loro maestria, dalla capacità di trasmettere energia e allo stesso tempo grande classe. Una formazione all’avanguardia, come lo è sempre stata, che probabilmente adesso riesce finalmente a raccogliere il frutto di tutti gli sforzi fatti in questi anni.
Menzione d’onore per Greta “Ammonia” Antico delle Hellfox, invitata all’improvviso sul palco, che regala ai presenti una prestazione maiuscola, figlia di una collaborazione che si intuisce genuina fin dalle prime note. I ragazzi portano a casa un’esibizione ben oltre le aspettative e ben oltre quello che le temperature avrebbero potuto far temere in termini di calo fisico. Nessun calo: hanno spaccato tutto.











Bulldozer, TNT e risate: il grande finale del Porto Metal Fest 2026
Quando i Sadist finiscono e l’intervallo si fa un po’ più lungo, si capisce subito che sta per succedere qualcosa di grosso. I Bulldozer sul territorio ligure li avevamo già incontrati a Rossiglione diversi anni fa, e già all’epoca ci convinsero con uno show degno di nota. Ma quello che è successo ieri sera va al di fuori di ogni logica possibile.
So che qualcuno potrebbe pensare che io sia eccessivamente magnanimo, ma vi assicuro che non faccio prigionieri e non faccio sconti. In questo caso non ho nulla da eccepire. Ci è stata regalata una scaletta innovativa e inusuale, che ha pescato dalla genesi della band, con diversi brani da The Day of Wrath e con episodi legati alla stagione di Neurodeliri. Il tutto sempre intervallato dalla capacità di AC Wild di fare il cantastorie: tiene il palco, tiene la situazione, ma riesce anche a non prendersi eccessivamente sul serio, trasformando il live in una deflagrazione di TNT metallico dove è comunque possibile farsi qualche risata.











Formazione a tre, quindi: violenza, precisione, classe. E i presenti che a ogni interruzione non mancano di urlare “Bulldozer! Bulldozer!”. Un pubblico visibilmente provato dal caldo ma affiatato e attaccato al palco a vedere cosa combinano i nostri.
Divertenti e assolutamente emblematici i racconti dietro alla setlist, a partire dalla genesi e dall’etimologia di The Cave, che lascio immaginare ai lettori. Tra i momenti più sentiti Fallen Angel, presentata come il primo brano scritto dalla band dopo la scissione al termine dell’era Neurodeliri. E poi Minkions, riproposta addirittura in due riprese, prima all’interno della scaletta e poi come gran finale.
Un finale che configura il Porto Metal Fest 2026 come un evento pienamente riuscito, pronto a portare avanti un discorso anche negli anni a venire. E che tutti quanti, spero, potremo ricordare con grande piacere.