The Xcerts “i think i want to go home now.” (FLG Records, 2026)

Per quanto possa sembrare strano, vedendo le cose dall’Italia, il rock, che noi chiamiamo alternativo – emo, pop punk e cose simili – continua a godere di buona salute. Certo non conquista più le classifiche come un tempo, ma vive nei circuiti underground, con le sue band e i suoi tour, con un buon ricambio generazionale. In questo campo gli scozzesi The Xcerts sono un’istituzione, una sorta di esempio da seguire, tra Therapy? e Biffy Clyro. Cinque lustri di orgogliose battaglie nei circuiti minori, che hanno portato in dote sei album e tanti complimenti. Questo nuovo disco è un misto di quanto scritto sopra, con il punto esclamativo che sanno scrivere belle canzoni, grintose e melodiche. Non inventano nulla, ma se vi piace il tipo di proposta, resterete piacevolmente sorpresi. Iniziate da “Ache” con la partecipazione di Sam Carter e tornerete a vivere il rock come divertimento! (Gianni Della Cioppa)

As It Is “As It Is” (FLG Records, 2026)

Quartetto anglo-americano con base a Brighton che, per immagine sbarazzina, energia sul palco e attitudine al divertimento, meriterebbe di diventare il nuovo idolo del pop emo punk. Poi ascolti il primo brano “I’m So Aloive” con tanto di sax e coro gospel, e pensi ai grandi del pop degli anni ’80. Insomma tutto e di più, fatto per piacere, ma qui c’è gusto, il giusto equilibrio tra energia e dolcezza. Voglio spararla grossa: gli As It Is sono un misto di Green Day e Def Leppard e ascoltando “Do You Remember” e “Live, Laugh, Love, Los Angeles”, mi rendo conto che in fondo non è poi così grossa. Diciamolo chiaramente, se un disco come questo diventasse un successo di radio e playlist di questa estate, la musica pop rock farebbe un salto di qualità enorme e il mondo giovanile diventerebbe migliore. (Gianni Della Cioppa)

The Dear Hunter “Sunya” (Cave & Canary Goods, 2026)

Nono album per la band formata dal polistrumentista Casey Crescenzo che, pensate, inizialmente doveva essere solo un progetto estemporaneo dei The Receiving End of Sirens, ben presto abbandonati perché la dimensione presa dai TDH ha superato ogni aspettativa. Infatti la critica si è innamorata della moltitudine stilistica proposta con questa band, con tanto di concept ricchi di personaggi e storie. La forza di Casey è di utilizzare un proprio linguaggio dove convergono metal, prog, musica elettronica, il tutto assemblato con una forza espressiva enorme, con la voce solista spesso contrappuntata da cori pieni enfasi. La produzione non è ciclopica come i lavori di Devin Townsend, ci sono analogie tra i due compositori, ma Crescenzo preferisce un approccio meno carico di effetti e direi più vintage, anche se non manca il senso di modernità. Sette nuovi lunghi brani (Ascolta “The Glass Desert I – Giant”), che non aggiungono novità a quanto sin qui proposto, ma confermano i The Dear Hunter come una delle entità, diciamo metal prog per comodità, più interessanti di questi ultimi anni. Veramente un bel disco credetemi. (Gianni Della Cioppa)

Katatonia “Nightmares As Extensions Of The Waking State” (Napalm Records, 2025)

Premessa: questo album è uscito lo scorso anno, lo abbiamo recuperato con la rubrica “Vicini, ma lontani”, creata appositamente per non lasciare indietro i dischi belli che vengono risucchiati dalla massa di produzioni che invadono il mercato. I Katatonia arrivano al tredicesimo album, continuando il loro viaggio di evoluzione, dove il doom death degli esordi, viaggia verso atmosfere sempre più eteree e dilatate, abbracciando il puro gothic metal. Non so in quanti avrebbero predetto un percorso così lungo e creativo per la band del batterista e cantante Jonas Renkse. Credo in pochi, ma con la coerenza e l’attitudine si possono vincere grandi sfide, ed è proprio con questi elementi che la band svedese è diventata un punto di riferimento per le nuove leve che si approcciano a sonorità dark. In questo nuovo capitolo è sempre l’oscurità a farla da padrone, con suoni ossianici, con tastiere cupe e parti cantante solenni, dove si mescolano trasparenza e parti disturbanti.  Lilac: Scelto come singolo di punta, unisce un forte impatto melodico alla tipica atmosfera oscura della band. L’apertura di “Thrice” con un tocco moderno, i cori eleganti e potenti di “Wind Of No Change”, gli echi prog psichedelici di “Departure Trails” e “Efter Solen” cantata in svedese e le dinamiche ritmiche di “Lilac”, sono le tracce più ambiziose e belle di un disco che ci restituisce una band ispirata e alla ricerca di nuovi sentieri. (Gianni Della Cioppa)