Gli Yes sono la mia band preferita tra i nomi storici del prog, tuttavia da quando Jon Anderson non è più della partita, mi sono perso alcuni passaggi. Messa giù così può sembrare una contraddizione, ma in realtà è solo la consapevolezza che non si riesce più a seguire tutto quello che si vuole, quindi senza un vero perché, si lascia indietro qualcosa e magari succede che si perdano i pezzi dei puzzle che preferisci. E con gli Yes è successo esattamente questo: ho sempre ascoltato tutti i loro dischi, ma negli ultimi anni con un po’ di disattenzione, con un’ingiusta superficialità. Tuttavia ho voluto avvicinarmi a questo “Aurora”, ventiquattresimo capitolo di una storia lunga quasi 60 anni, con il giusto rispetto e, contro ogni aspettativa, è un lavoro ben fatto, a detta della critica il migliore di questa line up, per tre/quinti statunitense, cosa perlomeno bizzarra, visto che biograficamente sono una band inglese. Sempre con il chitarrista Steve Howe al timone di guida, gli Yes confezionano nove brani che esibiscono estetica e classe, evitando di ripetersi, anche se inevitabilmente appare qualche manierismo. Ma l’iniziale title track, “Turnaround Situation” e la suite “Countermovement” divisa in quattro movimenti, sono alimentate dal desiderio di offrire davvero qualcosa di inedito, anche in campo così sfruttato come il prog. Il cantante Jon Davison si muove agile e con voce candida cerca di svincolarsi dall’enorme fantasma di Jon Anderson e offre una sua chiave di lettura alle melodie dei pezzi. Il risultato è un disco convincente, che ci restituisce il nome Yes con la giusta ispirazione.
Steve Howe: chitarra e cori (dal 1970)
Geoff Downes: tastiere (dal 2011, e nel 1980–1981)
Jon Davison: voce solista (dal 2012)
Billy Sherwood: basso e cori (dal 2015, prima session man in più occasioni)
Jay Schellen: batteria (dal 2023, prima session man in varie occasioni)
