Se volete ascoltare del blues rock ruvido, scarno e tremendamente sanguigno, “Burn The House Down”, l’ultimo album della chitarrista e cantante belga Ghalia Volt, è sicuramente quello che fa per voi. Di origine europea ma dal cuore che brucia di blues del delta, la Volt dopo anni di incessanti tour da solista, licenzia il suo album più ambizioso, collaborando con il chitarrista e produttore JD Simo, il batterista Chris Powell e il bassista Brian Allen. Registrato alla House Of Grease di Nashville, l’album sprigiona fuoco e fiamme rock blues, con le chitarre che in mano alla Volt e al suo compare sono lanciafiamme in mano a soldati del delta. Suonato in presa diretta, dai brani che compongono la track list esce tutta la forza che il blues riesce ad esprimere nella sua versione più ruvida, tra appassionate e viscerali brani che del rock’n’roll sono lo specchio. Tra le trame delle varie “No Ice Please”, “Mine” e tutte le altre canzoni si respira l’aria umida delle paludi, i vicoli fatiscenti di una New Orleans mai così vicina. Lo stereo sembra grondare di acqua fangosa del Bayou, mentre la sei corde sanguina torturata e soffocata tra le radici di piante che sono la linfa vitale della palude, così come la musica della nostra eroina lo è per un genere che da artisti simili prende forza, affrontando il nuovo millennio da protagonista. Ghalia Volt è sicuramente un nome da seguire nella sua ascesa alle vette della scena underground del blues rock mondiale, noi ci saremo, spero anche voi.
