Si affaccia sul mercato in versione solista il chitarrista Troy Mercy, già con Booker T. Jones, Fabulous Thunderbirds, Billy Boy Arnold e Louisiana Red, tra gli altri. Registrato in presa diretta nella baita di Dave Westner in Massachusetts in compagnia di Harrison Foti alla batteria su quattro brani e Marty Ballou al basso, l’album è stato prodotto da Tim Carman (anche alla batteria). Blues rock sporco diretto e senza fronzoli, una cascata lavica di rock blues diviso in dieci brani,  altrettanti schiaffi che bruciano e lasciano segni. Troy Gonyea, in arte “Mercy”, di esperienza ne ha da vendere, grazie ai tanti artisti con cui ha lavorato e dal vivo si presenta al pubblico con l’accompagnamento della sola batteria di Ballou a sostenere le schitarrate che infligge agli astanti, forte di un approccio energico e grezzo ma molto efficace. “Let The Night Begin” offre un buon riassunto delle ispirazioni e influenze del chitarrista statunitense, che vanno da Otis Redding ai Black Sabbath. L’atmosfera anni Settanta che permea l’album è forte, così come lo è la voglia di stringere il campo di un sound che poggia sui due strumenti e la voce del nostro. I brani sono trascinanti il giusto per far sì che “Let The Night Begin” scorra senza sbavature, tra una “Cheap Machine” esplosiva, una title track che ci porta sul dirigibile più famoso della storia del rock e una radio rock oriented “A Place Of Our Own” la canzone più pop dell’intero album. Un lavoro piacevole che ci riporta indietro nel tempo e dove la chitarra si prende scena e applausi.