Prolifico all’inverosimile con più progetti, il canadese Devin Townsend da tre decenni porta avanti la sua idea di heavy metal, esplorando modernità nei suoni, sempre con il supporto della melodia, storie inverosimili, ma con la consapevolezza di aver creato un proprio suono. Naturalmente, dopo aver stupito il mondo intero e aver timbrato alcuni capolavori, non mancano gli scivoloni, anche se mai ruzzoloni catastrofici. In sintesi possiamo affermare che non tutta la sua produzione è all’altezza della sua fama, tuttavia questo diciannovesimo album ce lo restituisce in ottima forma. Le radici di “The Moth” risalgono al 2017, ma l’album prende forma compiuta solo oggi, dopo anni spesi a lavorare per le orchestrazioni con il danese Niels Bye Nielsen e a sistemare tutti i tasselli compositivi, testi compresi. Ne viene fuori un concept che affronta, in forma di metafora, la congiunzione tra sesso e potere, naturalmente il tutto elaborato con la bizzarria di Townsend, che rimbalza tra serietà e comicità e in un attimo passa dalla tragedia alla risata (“Orion” si apre con una sonora scorreggia!!). Musicalmente è un’opera che fonde metal sinfonico, progressivo, death e molto altro, sempre con un’idea comune di fondo, che rende l’ascolto coinvolgente. Come ogni disco di Townsend sono coinvolti decine di musicisti (“Intermission” è composta da Townsend con Steve Vai), produttori e collaboratori di ogni genere, e nel mucchio segnalo per tutti Anneke van Giersbergen al canto, che da tempo offre il proprio talento per migliorare i progetti di Townsend. Per il resto “The Moth” va ascoltato nel suo insieme, con punti sublimi e altri discutibili, ma se dopo tanti anni Townsend riesce ancora a stupirci, gli perdoniamo anche la sua prolissità, perché viene compensata da una cura maniacale di ogni passaggio, di ogni piccolo frammento, nulla viene lasciato al caso nella musica del polistrumentista canadese. “The Moth” non è un album per tutti, ma chi conosce e ama Townsend, troverà motivi per apprezzare in queste nuove ventiquattro tracce, che si muovono tra brevi intermezzi e brani più organici, ma mai lunghi, se escludiamo gli otto minuti di “Covered by Causes”, comunque uno dei momenti più affascinanti dell’album, con “Lixin”, stimolata da ritmi sincopati e il singolo “Enter The City”. Ancora magie dal lontano pianeta di Devin Townsend.

Anneke van Giersbergen e Devin Townsend in concerto