Artista sempre originale, lontanissimo dall’idea stantia di musicista metal targato anni ’80, periodo che lo ha visto affermarsi prima con gli Unreal Terror, per poi intraprendere un lungo percorso con i The Black del compianto Mario Di Donato, fino ad arrivare alle esperienze di varie fattezze con Akron, Sloe Gin, con gli Otron e da solista. Ma Enio già nei seventies, dopo aver studiato contrabasso e basso, aveva affrontato un’idea di sperimentazione con gli Ut. E forse gli è rimasto addosso l’ardore di quel periodo di ricerca e contaminazione, infatti ancora una volta riesce a stupirci con le cinque tracce di questo quarto capitolo, condiviso con il cantante Maurizio Bidoli (Fingernails), e con le incursioni elettroniche di Former Lee Wormer e una batteria programmata. È sempre il basso di Enio a dominare la scena, con suoni terremotanti, alimentati da uno stile personale. In venti minuti Nicolini ci consegna la sua personale visione del futuro, dominato dall’intelligenza artificiale, dove l’umanità fatica a trovare una dimensione emotiva. Naturalmente i temi futuristi, ma non fantascientifici (purtroppo, nda), ben si legano con le sonorità solide e robotiche, quasi uno stridere di fabbriche e dispositivi computerizzati, che il cantato sostiene con un approccio alieno e sgraziato. E vi invito ad ascoltare l’iniziale “Learning Machine”, per avere un quadro della proposta. Se conoscete la recente produzione di Enio Nicolini sapere cosa aspettarvi, altrimenti avvicinati con cautela, perché questo è materiale che brucia e crea stupore e fastidio allo stesso tempo. Che, a pensarci bene, è l’obiettivo del maestro David Cronenberg. E chi mi conosce sa che complimento migliore non potevo fare. Il futuro è morto, perché l’AI l’ha reso materia immonda, e “UMA-Boy4” ci spiega perché.    

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