Giunti al ventunesimo album, è anche ovvio che i Darkthrone non siano più gli stessi degli esordi. Ed è ovvio che non possiamo più aspettarci il Black virulento di “A Blaze In The Northern Sky” né il rumore malvagio di “Sardonic Wrath”. Del resto Fenriz e Nocturno Culto hanno sempre intrapreso un percorso evolutivo dal Black al Death alle influenze punk, appassionando sempre la loro fan base e ovviamente scontentando ogni volta i cultori della versione precedente. Da qualche album in qua il percorso dei Darkthrone guarda all’indietro più che in avanti, guarda cioè alle radici della musica metal trovandone nuova e immutata ispirazione. Negli anni recenti ci hanno presentato album con pezzi di lunga durata, che fanno un po’ a pugni con la velocità furibonda del loro passato, hanno approcciato con rinnovata curiosità lo studio di registrazione e il suono, che prima affidavano a una consolle portatile.
Il titolo “Pre-Historic Metal” potrebbe anche far pensare a qualcosa di “giurassico”, come qualche ragazzo direbbe magari di noi vecchi boomer. Ma appena darete il via alla prima traccia questo timore svanirà in un tripudio di fiamme e fumo nero. “Pre-Historic Metal” è le discesa negli inferi della musica heavy passata, è il piacere dei riffoni anni ’70 e ’80 portata all’ennesima e incontenibile potenza. E’ un’odissea nelle lande del Thrash, Black, Heavy e Doom Metal, con il godimento di chitarre potenti e sempre presenti. Ed è anche un tentativo di ritorno al selvaggio modo di scrivere musica degli stessi Darkthrone ai loro esordi dei primi anni ’90, per quanto più rifinito. “Barbarico ma non senza finezza”, lo definiscono loro stessi, riferendo del lungo e proficuo lavoro ai Chaka Khan Studios di Oslo. Inutile fare la conta delle influenze che sentiamo dentro questo nuovo album. Tutte quelle che vi vengono in mente, dai Black Sabbath in giù, ci sono. E funzionano praticamente sempre: c’è una tripletta iniziale che è forse uno dei migliori attacchi di un disco dei Darkthrone (ma forse del metal in generale) con “They Found One Of My Graves”, “Pre-Historic Metal” e “Siberian Thaw” che praticamente ti stendono. Poi c’è la grande creatività di pezzi anche complessi, come “Eat Eat Eat Your Pride” o “The Dry Wheels Of Hell”, l’’epica inattesa di “So I Marched To The Sunken Empire”. Sono Darkthrone a volte meno selvaggi, ma creativi come il primo giorno. Il viaggio continua, con immutata furia.
