Mickey E. Vil, pseudonimo di Michele Savoldi (Brescia, 1977), è un poliedrico artista italiano: cantante e leader della dark rock band The Mugshots, nota per collaborazioni anche internazionali (Enrico Ruggeri, Dick Wagner, Mantas, Attila Csihar…). Mickey ha anche un progetto medieval ambient chiamato Machina Coeli. Conduce un programma radiofonico su Radio Onda D’Urto, dove da quasi trent’anni con il programma “Heavy Demons”, propone musica metal e non solo, trasmettendo e intervistando icone del rock, da culto e underground. Laureato al DAMS, ama suonare, comporre e diffondere sonorità horror rock, gotiche e post-punk. Scrive recensioni, articoli e interviste per testate specializzate come Classix!, Classix Metal e TrueMetal.it. Ha pubblicato il libro “Venom: the Demolition Years (1989 – 1993)” edito da Tsunami Edizioni. Compone musiche per produzioni cinematografiche horror indipendenti statunitensi. È noto per uno stile teatrale che richiama atmosfere horror ed è descritto come un artista eccentrico e oscuro, ma fuori dal palco è sempre sorridente e collaborativo. Artista di grande talento, sin troppo modesto e con un’attitudine tutta lombarda del fare tanto e parlare poco, Mickey E.Vil è uno dei personaggi di punta della nostra scena musicale che abbraccia il metal e si proietta verso punk, horror e gothic rock. É quindi un vero piacere e onore poterlo presentare ai nostri lettori.
Quando hai scoperto l’amore per la musica?
I ricordi si perdono davvero nella notte dei tempi, dato che già a tre anni circa ricordo che mio padre mi faceva addormentare con la musica di Edoardo Bennato! Ed esistono registrazioni di me, a quell’età, intento a cantare brani dei Beatles con un linguaggio fonetico coevo a quello che utilizzava Paul Chain!
Il desiderio di suonare (o cantare) quando nasce? Hai un ricordo particolare da regalarci?
Nel 1996, per la maturità, mi feci regalare una tastiera Korg X-3 che tuttora conservo ed utilizzo. Fu allora che decisi che avrei composto musica, ancor prima che suonarla dal vivo. La mia ispirazione nacque dall’ascolto degli album di Mortiis e da un’intervista che rilasciò su Grind Zone, nella quale dichiarava che chiunque con la musica avrebbe potuto costruirsi un mondo. Tra il 1999 e il 2000, invece, nasce la mia intenzione di dedicarmi al canto – in quel momento avevo messo in piedi una band che proponeva cover dei Genesis di Peter Gabriel ma non siamo mai andati oltre la sala prove.
Il primo disco che rammenti di aver acquistato con i tuoi soldi?
Non ne sono certo, in quegli anni più che altro prendevo vinili a noleggio e li riversavo su cassetta. Comunque presumo che il primo acquisto fosse qualcosa degli AC/DC di Bon Scott.
Il tuo musicista/cantante preferito? E perché?
Da fan sono invasato di King Diamond sin dall’uscita di The Eye, perchè sin da subito è stato in grado di trasportarmi in mondi “altri”, fatti di atmosfere orrorifiche e maestose. Da fan e cantante/compositore sono legatissimo ad Alice Cooper e agli Stranglers, grandissime influenze dei Mugshots.

I gruppi/artisti che ami di più, a cui perdoni anche i passi falsi.
Torniamo alla domanda precedente: King Diamond. E di passi falsi qualcuno ne ha fatto!
Un regalo ai nostri lettori: una band del passato per te ingiustamente poco conosciuta e una nata in questo millennio, anche famosa, che ami.
1979: esce Laughing Academy dei Punishment Of Luxury di Newcastle. Provate ad ascoltarlo! Punk rock, teatralità e avanguardia… L’opener track ‘Puppet Life’ anticipa addirittura i Primus, a mio avviso, e ‘Obsession’ sembra creata da un David Bowie in trip con i serial killer! Una band nata in questo millennio, anche famosa… Amo moltissimo i Ghost e ogni volta che vengono in Italia passo bei momenti insieme a Tobias Forge, col quale condivido più di una passione!
Tre concerti che porti nel cuore. E uno che ti ha deluso.
Il mio primo concerto, del Novembre 1993: Dream Theater + Damn The Machine di Chris Poland a Sesto San Giovanni. Poi il festival di Tramonti di Sotto con Ivanhoe e Asgard (dove ho conosciuto un certo Gianni Della Cioppa!), dell’Agosto 1994. E il sublime concerto per piano e voce di John Cale a Palazzolo sull’Oglio, del Febbraio 2001. Deluso dalla noiosissima performance degli Wire a Brescia, nel 2015.
Tre dischi in cui hai suonato/cantato, che dobbiamo ascoltare per forza e perché?
The Entity dei Death SS: ho scritto il brano ‘The Evil Painter’ e ho diretto i cori delle Erisu, ai quali ho partecipato anche io. Consiglio questo brano per chi non riesce ad immaginarsi i Death SS in un matrimonio sacrilego con i Blue Öyster Cult! Gnosis, del mio progetto medieval-ambient Machina Coeli, perchè si fa portavoce del messaggio dei vangeli gnostici. Infine, il nuovo album dei Mugshots, Gloomy, Eerie And Weird perchè accoglie le performance di una serie incredibile di ospiti internazionali.
Il momento più emozionante che hai vissuto sul palco?
Durante le prove del decimo anniversario dei Mugshots, quando abbiamo per la prima volta provato un brano con Tv Smith degli Adverts (grandi amori della mia adolescenza) sono dovuto letteralmente scappare nel parcheggio perchè non riuscivo a smettere di piangere! Mi ricordo che venne Baz Warne degli Stranglers a dirmi: «Don’t worry… It’s human!».

Ci consigli un paio di libri e/o biografie musicali che hai apprezzato e che dobbiamo leggere anche noi.
Post Punk di Simon Reynolds è una vera e propria cornucopia alla quale attingere se si ama tale genere musicale. Poi il libro sui Velvet Underground di Victor Bockris: sembra di leggere le vicende di esseri provenienti da un altro pianeta!
Cosa rispondi a chi afferma che il rock è morto?
Che anche se così fosse, sarebbe il caso di farsi venire un attacco di necrofilia! Ps. Vediamo chi coglie la dotta citazione cinematografica!
Come vorresti essere ricordato come artista?
Come qualcuno che ha sempre anteposto la propria attitudine compositiva, fatta di pregi e limiti, a qualsivoglia logica di mercato.
Una risposta non scontata sarebbe gradita: per te cos’è la musica?
Una modifica fisica della vibrazione delle molecole dell’aria: grazie a questo procedimento meccanico, la membrana del nostro timpano vibra e trasmette al cervello un segnale che ogni cultura e individuo poi elabora in modo indipendente.
Non c’è dubbio Michele, la tua riposta non è scontata.
Grazie per il tuo tempo e buona musica!!

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