Nel 1978 nelle strade cupe di Newcastle i Venom, (credo all’inizio senza quasi rendersene conto) crearono il Black Metal, Cronos, Mantas e Abbadon ne ha definirono il modello, e quel sound distintivo,  fusione sporca e maliziosamente orecchiabile di furia punk e metal, sound che rimane immediatamente riconoscibile: non importa che sia “Welcome To Hell”, “Black Metal” o altri lavori. I Venom hanno dato vita a un intero movimento che avrebbe rimodellato per sempre il genere, avendo un successo del tutto inaspettato e quanti emuli ha creato questo successo incredibile, e senza fermarsi mai tornano con il nuovo “Into Oblivion”. Della formazione originale è rimasto Cronos,  l’architetto del caos  vestito di pelle con il suo basso e la voce sgraziata, affiancato ormai da circa 17 anni (quindi la più longeva) dalla chitarra furiosa di Rage e dalla batteria potente di Dante. L’album incomincia con la title track, che irrompe come un uragano al massimo della potenza, una dichiarazione di intenti che sembra tascinarti giù all’inferno. La produzione  nettamente migliorata rispetto ai lavori precedenti e ne valorizza il prodotto. “Lay Down Your Soul” è il singolo principale, qui troviamo i Venom migliori quelli di “Black Metal”:  Il ritornello è contagioso e malvagio allo stesso tempo, come solo loro sono riusciti in questi risultati e diventerà sicuramente un punto fermo in sede live. “Nevermore” è un pezzo un po diverso dai soliti, più tecnico con un gran lavoro di Rage alla chitarra, senza snaturare il DNA della band, una sorpresa ben riuscita, “Man & Beast” ci riporta al classico sound, Il riff è mostruoso, di quelli che si insinuano nel cervello e si rifiutano di andarsene. La batteria di Dante qui non si limita a tenere il tempo, ma spinge la canzone avanti con precisione incessante, aggiungendo fill e accenti che rendono il brano molto dinamico. “Death The Leveller” rallenta e fa respirare il disco, intendiamoci non è sicuramente una ballad, ma rallenta e risulta molto cupo, opprimente. “As Above So Below” ricorda il classico Venom dei primi anni ’80 ma con la produzione contemporanea, caos grezzo, mal controllato, ma l’interazione tra il basso diCronos e la chitarra diRage nel break creano un groove ispiratissimo, bella e divertente “Kick Outta Hell” Il ritornello è incredibilmente orecchiabile e mostra il lato che i Venom hanno sempre avuto dell’ironia e del divertimento nel prendere con leggerezza le tematiche a volte oscure e pesanti che propongono. “Legend” e poi “Live Loud” è una dichiarazione di aggressione sonora pura, ma con il solito ritornello ruffiano, “Metal Bloody Metal” (Già il titolo spiega tutto) èVenom 100%, mi sembra di tornare adolescente. “Dogs Of War” scatena l’inferno, conflitti e caos sono il testo della canzone sorretta dalla voce rabbiosa di Cronos, “Deatwitch” ci accompagna violentemente al finale di “Unholy Mother” che chiude un cerchio iniziato con la titletrack, brano ben scelto per un finale di lavoro che ci consegna una band in gran forma, quasi a voler ribadire che: si bravi tutti ma i possessori dell’anello del black metal sono ancora i Venom, pubblicando un disco molto attuale ma ancorato alla tradizione. 47 anni dopo l’essenza di ciò che rende speciale iVenom è rimasta intatta, un perfetto equilibrio tra aggressività e orecchiabilità inaspettata, quel rifiuto di prendersi troppo sul serio e “Into Oblivion” è tutto questo, piacerà sia ai vecchi e ai nuovi fans.

TRACKLISTING

  1. Into Oblivion
  2. Lay Down Your Soul
  3. Nevermore
  4. Man & Beast
  5. Death The Leveller
  6. As Above So Below
  7. Kicked Outta Hell
  8. Legend
  9. Live Loud
  10. Metal Bloody Metal
  11. Dogs Of War
  12. Deathwitch
  13. Unholy Mother