Si torna a respirare sabbia del deserto, calda e soffocante, portata da un vento bollente proveniente direttamente dai leggendari tempi dove pianure desertiche e rock si fondevano in un suono che era religione e, al contempo, dannazione per chi ci si perdeva. Oggi ci sono ancora discepoli dei pionieri del desert/stoner che continuano il loro percorso tra sole accecante, sostanze e crotali. Gli Avon (Desert Rock) sono di fatto un supergruppo, con due leggende del genere come Alfredo Hernandèz alla batteria, ex Kyuss e Queen Of The Stone Age e fondatore dei Yawning Man, e James Childs alla voce e chitarra, già con Airbus e a fianco di Geoff Barrow dei Portishead e Philthy Animal Taylor dei Motorhead, accompagnati in questa avventura dalla bassista June Kato. Arrivato dunque al terzo album, il trio continua il suo viaggio a ritroso nello stoner rock psichedelico (o desert rock) del passato, lo mantengono vivo con una raccolta di brani che non vuole essere nulla più che quello che è: poco più di mezz’ora di musica calda, dal groove pazzesco grazie al lavoro straordinario della sezione ritmica e alla chitarra dai riff che sono la ciliegina di una torta psichedelica gustosissima. Dalla title track fino alla conclusiva “Oblivion” l’album segue la ricetta del genere preparata con l’esperienza del caso, che ovviamente fa in modo di farci perdere la bussola e ritrovarci persi nelle note di brani come “Spacebar” o “Super Furry Antidote” song che più QOTSA di così non si può. Un buon ritorno, per il trio degli Avon, autori di un album che è vangelo per gli appassionati del genere.
