Torna il grande chitarrista di Atlanta con un nuovo album, il secondo in versione acustica dopo il successo ottenuto con “Naked Truth”, precedente lavoro uscito nel 2024 e recensito su queste pagine. Ma facciamo un passo indietro: Ellis è un nome storico della scena blues mondiale, apprezzato chitarrista elettrico, ha dalla sua una carriera con oltre una ventina di album all’attivo tra live e prove in studio. La sua passione per la chitarra acustica negli ultimi tempi ha preso il sopravvento, non rimanendo più confinata ad emozionanti momenti live, ma di fatto portando il musicista a pubblicare un intero album, appunto il precedente “Naked Truth”, composto da brani originali e cover. “Labor Love” si può leggere come la seconda parte di quell’opera con la differenza che le tredici tracce sono tutte farina del sacco di Ellis. Prodotto dalla leggendaria Alligator Records, l’album è un percorso duro e difficile nel mondo del blues più autentico, crudo ed arcigno anche se splendidamente acustico, in una sorta di trip country/blues davvero suggestivi. Il singolo “Hoodoo Woman” apre le danze con un mood ispirato a John Lee Hooker, impareggiabile maestro del genere. Il mandolino segna la via in “Sad Sad Song”, così come “To Hammer” oscura l’atmosfera con un lento e tragico incedere. Si passa così con eleganza e disinvoltura tra brani dove le atmosfere si addolciscono pregni di leggera spensieratezza, come “Too Broke”, ad altri in cui il mood torna buio, tragico e l’assenza di speranza incupisce il suono della chitarra del nostro in “Lay My Burden Down”. Un secondo capitolo acustico era nell’aria e Tinsley Ellis non ha tradito le attese, grazie ad un talento enorme per il blues, sia nella sua anima elettrica che in quella più intimista ed acustica, chapeau.
