Si parla di death metal e si pensa subito alle assolate lande di Tampa, in Florida, e agli ormai leggendari Morrisound Studios, dove sono nati molti degli album che hanno definito i canoni del genere. A quasi nessuno viene invece in mente la città di Enschede. In questa periferica città industriale dei Paesi Bassi nacquero a metà anni Ottanta i Pestilence. Furono la risposta europea ai Death e diventarono ben presto uno dei gruppi cardine della scena olandese assieme ad Asphyx, Thanatos e più tardi ai Gorefest, oltre che dell’intera scena europea. Dopo il loro primo scioglimento nel 1994, non sono più tornati ai fasti di un tempo ma, fra alti e bassi e una marea di cambiamenti di formazione, sono arrivati fino ai giorni nostri. Dei membri originali è rimasto il solo chitarrista/cantante Patrick Mameli, che tiene alto il vessillo del gruppo e continua ad essere un fiero sostenitore del death metal vecchia scuola. Ed è questo che vuole il pubblico accorso stasera per salutare il passaggio romano del gruppo.

Si comincia con “The Secrecies of Horror”, tratto dal seminale “Testimony of the Ancients” del 1991. Non ci sono fronzoli sul palco dei Pestilence, nulla viene concesso al lato teatrale. Solo puro death metal suonato con grande precisione. Mameli non ha grande empatia col pubblico ma catalizza l’attenzione e sembra quasi rapito dai riff che sgorgano dalla sua chitarra. Il resto del gruppo lo segue compatto, grazie anche all’alto livello tecnico dei singoli musicisti. Prima di tuffarsi nel passato la band offre uno spaccato del repertorio più recente con “Deificvs” e “Morbvs propagationem”, che mettono in luce il lato più tecnico e progressivo della band olandese. Con “The Process of Suffocation” si torna ai tempi di “Consuming Impulse”, secondo album della band datato 1989. Un album grezzo le cui atmosfere infette colpiscono ancora al cuore a quasi quarant’anni di distanza dal loro esordio. E per rimanere in ambito patologico segue “Chronic Infection” dove i ritmi rallentano ma il puzzo di malattia si fa più acre e insopportabile.  Certo, il suono grezzo del disco e i terribili rantoli del giovane Mameli avevano ben altra efficacia ma va detto che il pezzo suona ancora di grande impatto. “Devouring Frenzy” è un’altra immersione nel repertorio più recente, oltre che una concessione ai blast beat più tipici dei Napalm Death.  Lo stesso vale per “Horror Detox”, sempre tratto da “Resurrection Macabre” del 2009, con cui i Pestilence approfondirono il lato tecnico/progressivo della loro musica. Con “Prophetic Revelations” inizia l’ultima parte del concerto, dedicata ai “classici” della band. E’ sempre bello ascoltare il riff iniziale, che è un omaggio ai Morbid Angel più cervellotici e si sviluppa in sonorità che farebbero da degna colonna sonora al pandemonio. E che dire di “Twisted Truth”, il vero classico della band oltre che un caposaldo del genere? La gente canta a squarciagola il ritornello ed è forse il momento in cui si scatena il pogo più forsennato fra le file di fronte al palco. Segue un altro classico, “Out of the Body”, un pezzo di “Consuming Impulse” i cui martellanti riff non possono non creare scompiglio e disordine. La voce di Mameli si fa volutamente più roca e, del resto, andatevi a risentire la registrazione originale per riscoprire quanto inquietanti fossero grida del cantante olandese. Chiude il concerto di questa sera “Land Of Tears” , che conferma come “Testimony of the Ancients” sia l’album più amato dai fan della band, oltre che quello che ha ottenuto più successo. I Pestilence hanno probabilmente già detto tutto quello che potevano dire. A volte però è bello risentire le vecchie storie. Specie se c’è qualcuno che le sa raccontare bene.