Inizia con il rumorismo, al limite del noise, di “Evil Pawn” l’album “Laughter” dei mantovani a/lpaca. Nome tutt’altro che canonico, il cui “cancelletto” rimanda a visioni modernitarie, informatiche, anche se musicalmente presenti forse solo come substrato. Ma no, la band non c’entra nulla con i Kraftwerk, semmai con simbolismi più contemporanei, con rimandi più recenti ma anche difficili da tracciare con certezza.

E nonostante l’incipit slabbrato, e interessante, la band si ricompone già con “The confident laughter”, con un approccio più “alternative classico” (cosa ho scritto!) per poi dare spazio ad afflati lisergici (“An encounter”) e approcci post punk (“Laughter, us us”), con loop visionari (“Bianca’s videotape”) a fare da collante tra tracce che mantengono sempre un senso di minaccia di fondo, di andamento sghembo, con suoni studiati di basso e chitarre che si mischiano senza soluzione di continuità con l’elettronica (come accade con il lancinante loop di “Balance”). 

Un percorso musicale impegnativo, per l’ascoltatore, ma sicuramente studiato e vario, come testimonia la conclusiva “Don’t talk” dal flavour quasi Tame Impalesco. Quello che più colpisce sono i suoni, in particolare il trattamento di synth e tastiere, così come dell’elettronica in genere, che rende il risultato comune cinematografico.